Con Rifondazione al Governo l'acqua non venne toccata. Bene pubblico era e bene pubblico rimase. Poi la caduta da destra del Governo Prodi, le elezioni, la scomparsa del PRC dal Parlamento, la schiacciante vittoria di Berlusconi
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Tra i primi provvedimenti del neo nato Governo la legge 133/2008 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria". Una legge "targata" Tremonti che andava a privatizzare una serie di servizi, tra questi quello idrico. Insomma il provvedimento della Lanzillotta (PD) bloccato da Rifondazione riveduto e peggiorato. Una legge votata dal Parlamento all'unanimita, inclusi ovviamente PD, Italia dei Valori e UDC.
Dal settembre di quest'anno, con il colpevole, complice silenzio delle opposizioni parlamentari e della stampa, il Governo Berlusconi sta sviluppando un nuovo pesante e forse decisivo attacco all'acqua pubblica. Il Consiglio dei Ministri ha, infatti, approvato un decreto legge che, andando a modificare la legge sopra citata, obbliga a consegnare ai privati il controllo di tutta l'acqua. Il Decreto "Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica", che porta la firma Fitto-Calderoli, chiude il cerchio: l'acqua diventa a tutti gli effetti un bene commercializzabile, al pari di un DVD o della mortadella.
Molti comuni, anche nella nostra Provincia, si stanno ribellando, ma l'onnipresente Assessore provinciale Paolo Marson ha già pronta la soluzione: creare una grande azienda pubblica in grado di competere con i colossi privati a partire dal 2012 anno entro il quale la gestione del servizio idrico dovrà essere consegnata ai privati. Una proposta che sta suscitando un forte interesse, ma una domanda non ha ancora trovato risposta: e se il soggetto pubblico non vincesse la gara? Che certezze abbiamo? Il "dobbiamo crederci" di Marson non è per noi sufficente.
Allora bisogna trovare un'altra soluzione. Partire dal basso, sensibilizzando i cittadini, facendo emergere le contraddizioni delle forze politiche che a livello centrale "privatizzano" e a livello locale si "ribellano", ma soprattutto occorre fermare il provvedimento governativo. Come? L'acqua è un bene pubblico, un diritto di ogni essere vivente. Perché allora non modificare gli statuti comunali precisando che il servizio idrico è privo di rilevanza economica?
la redazione del sito
Savona - 21 Ottobre 2009