Polemica, polemica e ancora polemica. Stupirsene è solo un'abitudine ormai, perché questo nostro "Bel Paese" è tale solo nell'etichetta di un formaggio e, dopo anni e anni di mal sopportazione della cultura solidaristica che si è tentato di diffondere con le strutture sociali e con quelle antirazziste
e di volontariato, è ripiombato nell'errore di un tempo, nell'antico vizio di sentirsi legato a radici cristiane, o sarebbe meglio dire cattoliche, e a forme di rifiuto di chi non è "come la maggioranza".
E questo vale per ogni sorta di comportamento che scavalchi il crinale della buona comune morale, sentita come una lex de facto, più che di diritto. Così accade anche nella piccola, provinciale Savona, dove i vizi privati e le pubbliche virtù non mancano di certo, ma dove la perbenissima morale del buon borghese, anche piccolo piccolo, viene a galla se due uomini vanno all'anagrafe civile per chiedere la pubblicazione di matrimonio.
L'impiegata di turno sgrana gli occhi quando uno dei due dice che il suo sposo si chiama Manuel, e lui che lo dichiara si chiama Francesco. Ci sarà un errore, pensa. E così scrive "Manuela". Errata corrige, fa notare Francesco: lui vuole sposare Manuel, non Manuela. Allora nasce il caso: secondo la normativa vigente le pubblicazioni sono possibili se e solo se le due persone che vogliono unirsi in matrimonio sono di sesso diverso. La discriminante poggia tutta sul diritto familistico, sul riconoscimento della famiglia cattolicamente intesa come unico modello di società costruibile nel sottobosco dei rapporti umani e tra persone che si vogliono bene profondamente, tanto da volersi legare con un giuramento laico e legale.
Eppure la Costituzione della Repubblica afferma senza interpretazione alcuna, che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". E i Padri costituenti aggiunsero Manuel e Francescoanche che: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana...".
All'articolo 29, poi, la Costituzione recita: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio", e non esiste alcuna specificazione sessistica. Non si dice che i coniugi debbano essere per forza eterosessuali per essere una famiglia con tutti quei diritti che oggi sono giustamente goduti da mariti e mogli e non invece da mariti e mariti.
Solo la viziosità dell'abitudine tipica degli esseri umani, e degli imbecilli umani, ha decretato che un'unione debba essere esclusivamente fondata sulla "naturalità" della procreazione e che quindi tutto debba avvenire segnatamente sotto il segno del tait nero dell'uomo e del velo bianco femminile.
Io vorrei ringraziare Francesco e Manuel, per il loro coraggio e, soprattutto, per aver imposto a questa piccola città, che ha ancora il privilegio di essere guidata da un'amministrazione che può lavorare senza influenze bigotte all'allargamento dei diritti civili, un dibattito che non potrà che farle bene. Auguri Francesco, auguri Manuel. Di tutto, sincero cuore.
Marco Sferini
Segreteria provinciale Rifondazione Comunista
Savona - 12 Ottobre 2009