Nuovi fulmini sulla Provincia

SDI e provincia. Le ragioni di una crisi non annunciata

Una crisi non annunciata, non avvertita e pertanto intempestiva, solitaria nella sua espressione ma dalle inevitabili ripercussioni generali nel campo politico dell'Unione in Savona e provincia. I socialisti dello SDI hanno abbandonato la maggioranza di Marco Bertolotto, hanno dunque guadato il fiume e sono passati armi e bagagli tra i banchi dell'opposizione. Motivo? Ufficialmente Paolo Caviglia lo individua nella scarsa attenzione data dalla giunta provinciale di Savona alle istanze proposte dai socialisti in questi anni. Insomma, troppa accondiscendenza verso le tematiche proposte da Rifondazione Comunista, ad esempio, e troppo poca per quelle enunciate dal partito di Boselli. Non ci eravamo accorti che a Palazzo Nervi governassero i soviet. Non è infatti così. E se si può in un qual certo modo parlare di un protagonismo del PRC, ebbene lo si può fare facendo riferimento al Piano provinciale dei rifiuti, cavallo di battaglia del nostro Partito e dell'assessore Mimmo Filippi che lo ha difeso dagli attacchi (non pochi e non certo di tenue spessore) degli amici della Rosa nel pugno e di chiunque preferisse far costruire nei nostri dintorni un inceneritore piuttosto che rivolgersi ad una rinnovata coscienza del riciclaggio e del riutilizzo dei materiali scartati come "rumenta". Sebbene non possieda il dono della perfezione, il piano di regolamentazione dello smaltimento dei rifiuti è un ottimo passo avanti verso un adeguamento che viene anche richiesto dalle istituzioni nazionali (Legge Ronchi) e da quelle dell'Unione Europea. L'impegno di Rifondazione Comunista, in questo senso, è stato volto a quello che abbiamo sempre definito l'"eco-compatibilità" tra società e natura, rivolgendo la nostra attenzione ad un sempre maggiore rispetto per un ambiente vessato dalle pressanti esigenze e dagli interessi del mercato e da mille e mille speculazioni. Una battaglia che abbiamo condotto con vasti settori dell'ambientalismo savonese, con le forze politiche, con i cittadini e con la consapevolezza che il ruolo nostro in giunta fosse così efficacemente tradotto in una pratica concreta e non in una soddisfazione personale o di partito, o, peggio ancora, di meri rispondenze a poteri o potentati di chissà quale sorta. Una politica "pulita" in tutti i sensi. La rivendichiamo di più oggi, viste le motivazioni che i socialisti hanno esposto come base portante del loro abbandono dello schieramento di maggioranza e del sostegno alla giunta Bertolotto.

Il Piano provinciale dei rifiuti a Paolo Caviglia e allo SDI proprio non è andato in quieta digestione e la crisi, latente per molti mesi, si è acutizzata con una presa d'atto - definiamola così... - della rappresentanza del partito della rosa (radicale o socialista che sia ha poca importanza...) che hanno proclamata finita la "pazienza socialista" e mosso dunque guerra al presidente Bertolotto.

Neppure il tentativo di ricucire lo strappo da parte di tutte le altre forze dell'Unione ha sortito effetti positivi. L'intransigenza ormai impaziente della pattuglia socialista in Provincia si è evoluta costantemente sino a divenire irreversibilmente un "no" incondizionato a qualunque richiesta di dialogo. È del tutto legittimo auspicare che le istanze che si portano in sede istituzionale trovino un adeguato consenso e una traduzione fattuale. Chi è nell'agone politico da molto tempo come Caviglia sa che i patti vanno rispettati. Pacta sunt servanda, appunto. È quanto abbiamo ribadito a Marco Bertolotto e a tutti i compagni e gli amici della coalizione: noi chiediamo esclusivamente che sia rispettato il programma con cui l'Unione ha vinto le elezioni provinciali. È una richiesta che facciamo anche a livello nazionale per quanto concerne la nostra presenza e permanenza al governo. Nulla di nuovo, almeno per Rifondazione Comunista.

Se la "pazienza socialista" si è esaurita non è certo perchè ad essere messo in pratica è stato il programma del PRC per le provinciali, ma perchè evidentemente proprio la presenza del PRC e della sinistra di alternativa impedisce un percorso di attuazione di determinate progettualità che, altrimenti, sarebbero state portate avanti con estrema facilità. In primis proprio l'inceneritore, o le centrali in Valle Bormida.

Forse ai cittadini savonesi e della provincia tutto ciò risulterà un pò ostico, di difficile interpretazione e comprensione. Non gliene facciamo una colpa. A primo impatto è risultato un pò eccentrico anche per noi il comportamento degli amici socialisti.

Certamente se questa vicenda viene reclamata come un'esemplarità di coerenza da parte dello SDI, siamo portati a pensare che la coerenza non si ferma in via Sormano 12 (la sede della Provincia, ndr), ma può interessare - e forse deve interessare - anche piazza Sisto, dove i socialisti hanno ampiamente visto soddisfatto il loro risultato elettorale comunale: la seconda carica del comune è proprio ricoperta dal loro segretario provinciale. E questo non è indubbiamente un elemento di secondo conto.

Siamo estranei a giochi di poltrone e a giochetti di spartizione, lottizzazione e occupazione di cariche. Ma per il rispetto che abbiamo verso tutti coloro che hanno dato il loro voto a Rifondazione Comunista, ben sapendo di affidarsi ad una forza politica numericamente non a due cifre, ma importante e socialmente impegnata nella tutela dei più deboli e di ciò che è più debole, per questo rispetto dovuto, dunque, la nostra presenza nelle istituzioni non può essere vista come un elemento ingombrante e da escludere, da rendere incapace di "nuocere".

Lo spirito di relazione che è mancato allo SDI è proprio questo: non un confronto con tutte le forze politiche dell'Unione, ma la ricerca del miglior ambito possibile in cui muovere avanti con le proprie proposte, anche se non contenute nel programma dell'Unione stessa. Perchè, lo ricordiamo, l'inceneritore così tanto reclamato dai socialisti non si trova in nessuna parola, riga e pagina del programma del centrosinistra per la Provincia.

Sinceramente ci auguriamo di poter ritrovare lo SDI in una comunanza di espressione politica in seno al Consiglio provinciale che sia maggiore dei momenti di recirproca distanza. Sull'unilateralismo non possiamo intervenire e non vogliamo farlo. La scelta operata da Caviglia e dal suo partito è legittima, certamente, ma è anche legittimamente non condivisibile. E su questo, tutto il resto dell'Unione si è trovato unanimemente concorde.

Marco Sferini
Savona - 7 Novembre 2006

I commenti dei quotidiani

Lo SDI rimette in crisi Bertolotto - da La Stampa

Il partito esce dalla maggioranza e chiede le dimissioni del presidente della Provincia

Crisi in Provincia atto secondo. Dopo la verifica di maggioranza di lunedì che sembrava aver chiuso la vertenza, ieri è arrivata l'uscita a sorpresa dello SDI che ha chiesto le dimissioni del presidente Bertolotto. La direzione provinciale del partito riunita in serata dal segretario Paolo Caviglia, ha approvato un documento durissimo in cui si contestano a Bertolotto inadempienze del programma elettorale e «inaffidabilità» politica per le avances con Forza Italia. Un colpo tirato a freddo, dopo che la crisi sembrava risolta con il documento unitario siglato al terminal dell'incontro nella Federazione ds che per la verità non era stato firmato dallo SDI. Il nuovo attacco al presidente Bertolotto, come traspare dal documento, pare affondare le radici in malumori che risalgono all'avvio della giunta Bertolotto e al legame forte ed esclusivo fra ds e Margherita che il presidente della Provincia non disdegna di rinforzare con l'appoggio dei sindaci di centrodestra.

«Lo SDI già alla stesura del programma elettorale aveva contrastato le posizioni di Verdi, Rifondazione e Comunisti italiani su problemi concreti come caccia, sviluppo della Valbormida e ciclo dei rifiuti trovando il presidente Bertolotto su posizioni riformiste - si legge nel documento del partito -. In questi due anni e mezzo lo SDI ha insistito per ottenere la riforma del sistema della formazione professionale e dei trasporti pubblici e ha insistito per il rilancio della Ferrania e precisi impegni sull'Aurelia bis. Il presidente non ha ottemperato a queste priorità, arrivando persino a lanciare ultimatum allo SDI sul tema dello smaltimento dei rifiuti». Lo SDI passa poi all'attualità: «Oggi la questione posta dal presidente Bertolotto sulla necessità di trovare nuove forme di alleanze per prepararsi a una coalizione diversa, va oltre ogni ragionevole trattativa. Oggi Bertolotto non è più politicamente affidabile e questo giudizio non è recuperabile. Chi lo ha fatto, ha volutamente ignorfato i contatti avviati fra il presidente della Provincia e Forza Italia. Per queste ragioni lo SDI chiede le immediate dimissioni di Marco Bertolotto dalla carica di presidente della Provincia e, in mancanza di queste, invita i propri rappresentanti in giunta e in Consiglio a rimettere i propri incarichi». Il nodo della questione in fondo riguarda proprio le conseguenze della protesta dello SDI. Con due consiglieri in meno, Bertolotto si presenterebbe in aula con 13 voti (compreso il suo) contro 12 (tenendo conto anche due consiglieri dello SDI). Una maggioranza risicata ma non letale per la giunta Bertolotto. Resta da vedere se la rottura dello SDI sia davvero definitiva e insanabile. Infine, uno scossone di questa portata non è da escludere che sia privo di conseguenze anche a Palazzo Sisto dove la delegazione socialista è ben rappresentata ma lamenta scarsa visibilità politica e soprattutto mancanza di coinvolgimento nelle scelte del sindaco. (Ermanno Branca - 26/10/2006)

Lo SDI ha tolto l'appoggio al presidente Bertolotto - da La Stampa

Ieri i consiglieri Caruso e Ferraro sono usciti dalla maggioranza

Lo SDI è fuori dalla maggioranza di Palazzo Nervi e il presidente Bertolotto ora dovrà completare la legislatura con un vantaggio risicato di 13 voti contro 12. I consiglieri dello SDI Franco Caruso e Giancarlo Ferraro hanno applicato le decisioni della direzione del partito formalizzando l'uscita dalla coalizione che appoggia Bertolotto in occasione del Consiglio provinciale di ieri. Caruso non ha avuto tuttavia la possibilità di leggere il proclama in apertura di seduta perchè il presidente del Consiglio Franco Delfino (ds) gli ha consentito solo di far iscrivere a protocollo l'uscita dello SDI dalla maggioranza. In compenso consiglieri e assessori hanno esibito a lungo le proprie doti oratorie su un ordine del giorno di solidarietà a Papa Benedetto XVI. Il «blitz» socialista è stato così ibernato in un silenzio irreale che certo non risolve il problema politico ma in fondo è perfettamente in linea con gli ambienti ovattati di Palazzo Nervi, dove persino le commissioni consiliari si svolgono a porte chiuse.

Il presidente Bertolotto ha liquidato la faccenda andando al nocciolo del problema: «Ho appreso dal giornale che la federazione provinciale dello SDI ha prospettato l'uscita dei propri consiglieri dalla maggioranza in Consiglio Provinciale. Se lo SDI confermerà tale posizione scegliendo coerentemente di presentare una mozione di sfiducia non potrò che, seppur con dispiacere, prenderne atto. È chiaro, in ogni caso, che confermo fin d'ora la mia piena fiducia ed apprezzamento per l'operato dell'assessore Pierluigi Pesce con il quale continua a permanere la piena intesa personale e politica. Devo aggiungere tuttavia, di avere la ragionevole certezza che questi proclami abbiano poco a che fare con l'attività istituzionale della Provincia ma che nascano piuttosto da questioni politiche che con l'ente che presiedo hanno poco a che fare». Visto che i due consiglieri dello SDI sono disciplinatamente usciti dalla maggioranza, ora non resta che vedere cosa deciderà l'assessore Pesce (ieri assente per malattia). Una situazione analoga si era presentata ai tempi della giunta Garassini e Pesce era rimasto al suo posto. Livio Bracco (Forza Italia) e Rosavio Bellasio hanno commentato: «Non è una novità che lo SDI si ponga in posizione critica nei confronti del presidente della Provincia, più di una volta il partito dei Socialisti Democratici ha annunciato a gran voce l'intenzione di uscire dalla maggioranza anche se le crisi sono poi prontamente rientrate. Ora, a seguito delle esternazioni del Presidente della Provincia in merito all'apertura nei confronti del centrodestra, siamo davanti all'ennesimo annuncio di rottura. Tutto questo assomiglia molto ad una presa in giro per gli elettori del centrosinistra anche alla luce dell'esito avuto dall'incontro di maggioranza di lunedì che sembrava aver aggiustato tutto mentre a distanza di pochi giorni è scoppiata nuovamente la bagarre. Ora ci attendiamo che lo SDI si comporti con coerenza in Consiglio». Davide Giribaldi dell'Italia dei valori ha invece confermato piena fiducia nel presidente Bertolotto, stigmatizzando l'sucita dei socialisti ad appena due giorni di distanza dal vertice di maggioranza. (Ermanno Branca - 27/10/2006)

Il centrosinistra va alla verifica - da Il Secolo XIX

Domani mattina vertice dei segretari di maggioranza per arginare la crisi provocata dallo SDI a Palazzo Nervi

Il momento è delicato e, a dimostrarlo, c'è anche l'ora - assolutamente insolita per i riti fumosi e tiratardi della politica - scelta per il rendez-vous: le nove di domani mattina. È l'appuntamento che i segretari dei partiti della coalizione di centrosinistra si sono dati per una verifica di maggioranza dopo lo "strappo" socialista a Palazzo Nervi. Intanto, il presidente Marco Bertolotto ha scritto al direttore generale Mario Tarantino per chiedere di verificare la posizione socialista ed anche - in base a quanto scritto nella lettera di "sfiducia" messa agli atti giovedì - se i consiglieri Giancarlo Ferraro e Franco Caruso non siano da considerare, più che passati all'opposizione, dimissionari a tutti gli effetti dal parlamentino provinciale. Una guerra - con sfumature di chiaro carattere personale - senza esclusioni di colpi.

Ma torniamo al vertice. Sarà un momento per molti aspetti decisivo: il tentativo in corso in queste ore è evidente. Circoscrivere il tutto ad un'iniziativa dei due consiglieri Ferraro e Caruso, riconfermando nel contempo la piena fiducia all'assessore Pierluigi Pesce. Il quale, dal canto suo, non ha nessuna intenzione di lasciare il suo posto in giunta. Tuttavia, se lo SDI deciderà di uscire allo scoperto e il segretario provinciale Paolo Caviglia parteciperà alla verifica in prima persona - ma anche la delega a Sergio Altamura avrebbe comunque un significato preciso - e confermerà la rottura, la crisi del centrosinistra diventerebbe un fatto politico esteso a tutti gli enti governati dalla coalizione. Comune di Savona in primis.

Gli obiettivi della manovra dello SDI possono essere tanti: il Comune stesso (dove Caviglia scalpita), i futuri assetti di Acts e depuratore, la stessa "testa" del superpreferenziere Pesce, diventato scomodo. Resta il fatto che il centrosinistra non potrà accettare l'uscita dello SDI dalla maggioranza a Palazzo Nervi come se niente fosse. «Abbiamo deciso di tacere e di prendere una posizione unitaria dopo il vertice di lunedì - ha detto il segretario provinciale Ds, Giovanni Lunardon - In ogni caso, confermo il pieno sostegno al presidente Bertolotto perché porti avanti il mandato affidato dagli elettori. E confermo fiducia all'assessore Pesce». Un refrain chiaro: staccare le responsabilità, circoscrivere l'incendio. Papale papale anche il presidente Bertolotto: «Per me non possono più rientrare, quei consiglieri, perché mi hanno definito inaffidabile. Ma se lo SDI li sconfessa, con i socialisti tutto torna come prima. Ho chiesto a Pesce di rimanere e lui mi ha detto sì: il lavoro che sta facendo sulle strade ci sta portando grande consenso ed ho stima e gratitudine personale per lui. Sono sereno, serenissimo». Il coordinatore provinciale della Margherita, Alfio Minetti: «Prima di prendere posizioni politiche più aspre, aspettiamo di vedere, lunedì, quali sono le motivazioni precise dello SDI. Certo, rischia di aprirsi un problema politico più vasto». (Antonella Granero - 29/10/2006)