Una foglia per volta che cosa resterà?

Nuovi esuberi alla Vetrotex di Vado Ligure

Da quando ha acquistato lo stabilimento il gruppo Saint Gobain, come se si trattasse di un carciofo, ha progressivamente smantellato una produzione dietro l'altra riducendo drammaticamente gli organici ed impoverendo produzioni e professionalità. Reparti di produzione, ricerca e servizi spostati all'estero, dati in appalto, smantellati senza alternative. La reazione sindacale e del territorio, di facciata quando non inesistente, ha contribuito a creare un clima di rassegnazione e di sfiducia. Oggi la Saint Gobain vuole togliere un'altra foglia ed annuncia una nuova ondata di esuberi che colpirà in primo luogo i lavoratori precari ma anche reparti di produzione ed impiegati. A chi toccherà stavolta? E la prossima? Come reagire?

Poiché questo progressivo smembramento non solo riduce occupazione e diritti dei lavoratori ma non offre alcuna garanzia di mantenimento delle produzioni residue a Vado e di ricostruzione del forno quasi prossimo alla fine della sua campagna di vita, indipendentemente dalle scelte che altri potranno non fare, noi non intendiamo starcene con le mani in mano ed assistere inermi all'agonia di uno stabilimento conquistato nel passato da una lotta esemplare di operai e popolazione locale. Ma la battaglia per la difesa delle produzioni e degli organici non può e non deve sfociare in una guerra tra poveri in una logica di concorrenza tra stabilimenti che favorisce esclusivamente i padroni.

ALLCA CUB Vetrotex
Vado Ligure - 24 Ottobre 2005

Lettera aperta a una collega licenziata

Cara Maria,
ho provato una profonda vergogna vedendoti uscire l'altro giorno dallo stabilimento, alla fine del tuo ultimo giorno di lavoro con noi, e ti scrivo pubblicamente queste poche righe per chiederti scusa di non aver avuto la forza di organizzare una lotta che garantisse anche a te una continuità di lavoro, così come a noi l'hanno garantita, fino ad ora, i risultati delle lotte delle generazioni precedenti.

Sono costretto ad omettere il la Vetrotez di Vado Liguretuo vero nome, e d'altronde queste righe sono indirizzate anche agli altri lavoratori precari presenti in fabbrica che, allo scadere del contratto, si troveranno nuovamente disoccupati, per evitare che troppa pubblicità possa pregiudicarti una futura riassunzione, anche se sempre precaria, da parte di questa azienda che oggi ti licenzia (o di qualunque altra presso la quale cercherai lavoro).

In una recente assemblea, infatti, sindacalisti e maestranze presenti hanno deciso di non intraprendere iniziative di lotta contro le dichiarazioni aziendali di esubero, motivate da generiche spiegazioni di difficoltà economiche, che sono alla base della mancata conferma del tuo rapporto di lavoro, esprimendo in uno scarno comunicato la "massima attenzione" (?) e chiedendo su questa, al territorio e alle istituzioni, una indefinita adesione. Peccato che questo, anche se accompagnato da attestati di stima e di dispiacere, non sia sufficiente a compensarti dall'umiliazione di aver perso l'occupazione e non ti serva a tirare fine mese.

Voglio però farti sapere che non tutti la pensiamo allo stesso modo. In realtà avremmo potuto agire altre ben più incisive forme di lotta, dallo sciopero al blocco degli straordinari, dai contratti di solidarietà alla riduzione d'orario (tanto sbandierati sui giornali e nei congressi quanto disattesi nella pratica), per esempio, chiedendo la partecipazione del territorio e delle istituzioni su obiettivi più netti e a difesa dell'occupazione di tutti, pur garantendo la stabilità degli impianti. Ma la posizione di chi semina il timore di inimicarsi la direzione ha condizionato pesantemente il comportamento generale ed ha prevalso la scelta di non tutelarti.

Un nostro tentativo di coinvolgere i lavoratori in una valutazione delle scelte aziendali, che affrontasse anche il problema specifico che vi riguarda, non ha raccolto sufficienti adesioni e non ci consente di mettere già ora in atto proposte più concrete. Non voglio con questo giustificarci o coprire la pavidità che domina questa fabbrica, ma ti chiedo di non giudicare con eccessiva severità i colleghi che in quest'occasione ti hanno voltato le spalle, poiché ritengo che la loro responsabilità sia marginale rispetto a quella di coloro che hanno in mano le leve per reagire ma si rifiutano di muoverle. Se proposte da chi attualmente gode di più rilevanti strumenti organizzativi le iniziative che ho elencato avrebbero indubbiamente coinvolto la maggioranza dei lavoratori.

Per questo, rinnovandoti ufficialmente le nostre scuse più sincere, mi impegno, anche a nome dell'organizzazione che rappresento, a moltiplicare i nostri sforzi affinché in questa fabbrica rinasca la coscienza che i diritti sono tali solamente quando sono validi per tutti.

Sperando di rivederti presto insieme a noi.

Un abbraccio,

Maurizio Loschi
Segretario Provinciale dell'A.LL.C.A. CUB
Vado Ligure - 2 Novembre 2005