Nei giorni scorsi in Consiglio Comunale a Savona si è registrata una grande vittoria del movimento ambientalista e soprattutto di chi sostiene che l'acqua sia un bene comune da gestire in forma partecipata e solidale. All'ordine del giorno del consiglio comunale di venerdì 17 Dicembre 2004 vi era la trasformazione del Consorzio Depurazione Acque (soggetto costituito dai comuni costieri fra Finale Ligure e Varazze e dal comune di Quiliano) in due società per azioni interamente a capitale pubblico:
una proprietaria delle reti e degli impianti e l'altra per la gestione del servizio.
Tutta l'operazione è apparsa quantomeno strana sia nei modi che nel contenuto dell'operazione. La delibera di trasformazione infatti recepiva delle linee di indirizzo fatte proprie dal Consorzio nel 2003, ma ancora oggi non si riesce a capire per quale ragione bisogna costituire due società e non una con conseguente doppia spesa di denaro pubblico e soprattutto con il rischio fondato che la gestione possa essere prima o poi partecipata magari a maggioranza da soci privati.
Aldilà del merito però perché i comuni del territorio hanno recisamente negato ogni volontà di privatizzazione presente e futura anzi il provvedimento servirebbe per salvare la gestione pubblica, ciò che è apparso subito strano è stato il percorso scelto dal comune di Savona: portare una delibera così complessa in Consiglio Comunale senza che ne fossero informati i comuni aderenti al Consorzio, in cui molti sindaci sono cambiati dopo le amministrative di Giugno 2004 e senza porsi il problema che ipotecare in qualche modo la gestione del servizio idrico deve poi comunque fare i conti con il Piano dell'Ambito territoriale Ottimale Savonese (corrispondente al territorio provinciale), che è ancora in fase di revisione e che deve ancora essere esaminato in seconda lettura dall'assemblea dei sindaci e dai relativi consigli comunali.
In questo contesto appariva poi altrettanto strano che la RSU del Consorzio nulla sapesse in merito al provvedimento e che di nulla fossero state informate le OO.SS. territoriali. Se a tutto ciò si aggiunge che la delibera non è passata nei consigli di circoscrizione cittadini e che in consiglio comunale è stata esaminata solo dalla commissione finanze e non da quella preposta all'ambiente qualche dubbio almeno sulla scarsa chiarezza delle procedure adottate rimane.
Da qui è nata la reazione del L'acqua non è un privilegio, è un diritto!
foto tratta da www.greencrossitalia.itComitato Territoriale Savonese per il Contratto Mondiale dell'Acqua sostenuto nel suo sforzo da WWF Savona, Italia Nostra, ACLI Provinciali, ARCI Comitato Provinciale di Savona, Gian Gruppo Amici Natura sezioni di Genova e che ha coinvolto in una azione comune consiglieri di maggioranza e di minoranza, presidenti e consiglieri di circoscrizione, sindacati, l'amministrazione provinciale e gli stessi lavoratori del depuratore affinché la proposta di deliberazione venisse stralciata dall'ordine del giorno del consiglio comunale e si tornasse ad un tavolo di discussione condiviso al fine di poter discutere pubblicamente le posizioni del comune e del comitato e soprattutto avviare su una materia complessa come la gestione della risorsa idrica un percorso di governo partecipato.
Evidentemente ottenere il ritiro della deliberazione dal comune capoluogo, che è anche il socio di maggioranza del Consorzio, ha anche una grande valenza politica per tutto il comprensorio. Il ritiro della delibera ha costituito la prima tappa del percorso ora il Comitato e le associazioni che lo hanno sostenuto chiederanno specifici incontri al comune di Savona e a depuratore al fine di esporre le proprie posizioni tese a sostenere quanto è scritto nel Manifesto per il Contratto mondiale dell'Acqua ovvero l'acqua non è una merce e l'accesso ad essa è un diritto inviolabile dell'umanità.
Danilo Bruno
Comitato Territoriale Savonese per il Contratto Mondiale dell'Acqua
Savona - 21 Dicembre 2004