L'Unione Industriali e la Valbormida

I bisogni sociali dei cittadini non si soddisfano con centrali ed inceneritori

Non è possibile non concordare con l'intervento pubblicato sui giornali locali da parte delle organizzazioni degli industriali e degli artigiani. È incontrovertibile l'affermazione che «Una economia con poca industria è una economia con poca qualità». Noi siamo tuttavia molto perplessi di fronte ad un altro passo della comunicazione della associazioni datoriali che dice «Il territorio savonese e valbormidese, che per ragioni fisiologiche registra una percentuale molto bassa di persone interessate al lavoro rispetto al numero complessivo della popolazione residente, non può fare a meno delle imprese e della loro capacità di creare la ricchezza necessaria a sostenere i bisogni sociali di tutti i cittadini». E lo siamo perplessi ed anche arrabbiati per la palese mistificazione del ruolo che i firmatari del comunicato, attribuiscono agli imprenditori e ai "progetti industriali" che ci vengono presentati qui, oggi, in provincia di savona e in particolare in Valbormida. E siamo ancor più "incazzati" per quanto segue «Occorre sostenere il dinamismo e le disponibilità all'investimento degli imprenditori, di tutti i settori, che ogni giorno, lavorano per un unico obiettivo: rafforzare le proprie aziende». Questa affermazione è fuor di dubbio l'unica cosa vera, ma a nostro avviso confligge, e meglio ancora contraddice, quanto affermato più sopra.

I bisogni sociali dei cittadini non si soddisfano con i progetti che ci vengono gabellati, come salvifici per tutti la comunità. I progetti di discariche, centrali termoelettriche, inceneritori contraddicono quanto affermano le organizzatori degli imprenditori. L'uso di enormi porzioni del territorio necessarie per realizzare questi progetti, sono sproporzionati rispetto alla creazione di un proporzionale valore aggiunto. E l'enorme valore aggiunto, non è finalizzato a soddisfare le esigenze sociali dei cittadini, ma gonfia solamente le tasche di quegli imprenditori, che guarda caso, presentano progetti industriali che dovrebbero essere innanzitutto decisi e valutati dalle pubbliche istituzioni. E questi imprenditori che spesso e volentieri oggi, a differenza del passato, rischiano poco del loro capitale, approfittano di ogni tipo di agevolazione economica (pagata dagli stessi cittadini, anche da quelli che per età e salute sono certamente poco interessati al lavoro, ma che come si dice a Savona "hanno già dato") e ancora approfittano della situazione di precarietà e sfruttamento dei lavoratori (ricatto occupazionale) per realizzare, anche contro il parere di quei cittadini che dicono di voler aiutare, i loro macroscopici guadagni invocando sempre la missione e la vocazione alla socialità. E questi imprenditori, quando questi loro progetti si esauriscono per la maturazione del prodotto, o quando da altre parti, vengono loro offerte le possibilità di moltiplicare i loro guadagni, approfittando spesso di condizioni di maggior sfruttamento dei territori e dei loro abitanti, se ne vanno lasciando alla società il compito di bonificare i siti abbandonati. Non abbiamo bisogno di fare nomi, ma basta usare gli occhi.

Vorremmo dire ancora per concludere che la nostra presa di posizione avversa ad alcuni progetti non si basa principalmente sulle sole questioni ambientali. E quindi condividendo, quanto dicono le organizzazioni datoriali che «Economia ed ecologia sono un binomio non dissolubile per una società moderne e per un territorio capace di innovare i processi di sviluppo delle proprie potenzialità», ribadiamo che innanzitutto occorre che le valutazioni e la programmazione degli interventi in economia, la loro gestione e la loro realizzazione, si basino su una stretta relazione e collaborazione tra gli imprenditori, le istituzioni e i cittadini e la loro approvazione.

È incomprensibile che in molti settori della nostra economia si invochino gli interventi pubblici solo quando l'industria è costretta ad affrontare situazioni di crisi, o si creino sodalizi risolutori a forte vocazione speculativa, senza tener conto delle esigenze dei cittadini e delle risorse del territorio. Noi pensiamo veramente che il potenziamento delle imprese passi anche attraverso il consenso di tutti i cittadini interessati, siano essi lavoratori, addetti, o residenti. L'ammantare di progetti "speculativi" non può portare a quello sviluppo che l'Unione industriali e le organizzazioni artigiane invocano.

Per quanto riguarda la valle Bormida e la provincia di Savona consiglieremmo di consultare alcuni studi promossi dalla Camera di Commercio Industra e Agricoltura su Trasporti e infrastrutture, sul Turismo; e il recente studio (commissionato a Nomisma) sulle vocazioni economiche della Valbormida e vorremmo aprire un confronto serio, chiedendo anche alle istituzioni di ogni ordine e grado di valutare veramente quali risorse abbiamo qui e ora.

Attenzione, perché se andiamo avanti a testa bassa, ognuno convinto di avere ragione e lasciando decidere ad altri, lontano da qui, o molto vicini, i destini della economia della Provincia di Savona, verremo tagliati fuori da ogni possibilità reale di sviluppo, ed allora tutto questo scontro tra imprenditori, cittadini, movimenti ecologisti e movimenti politici, organizzazioni sindacali, organizzazioni datoriali e quanto altro, ci porterà ad avvantaggiare i soliti noti gruppi multinazionali che già oggi sono padroni delle nostre maggiori imprese. Non vogliamo fare campanilismi o nazionalismi, non è nel nostro costume, tuttavia facciamo presente che già oggi sul nostro territorio ben poche imprese sono controllabili o condizionabili. Noi non vogliamo criminalizzare nessuno. È chiaro che noi stiamo con i lavoratori e con i cittadini e siamo molto precisi e coerenti sulle nostre scelte di politica economica e ci batteremo sempre perché il conflitto tra iniziativa privata ed esigenze collettive si risolvano sempre a favore di queste ultime.

Giorgio Magni
Consigliere Comunale L'altra Cairo
Segretario Circolo Bella Ciao del PRC
Cairo Montenotte - 14 Ottobre 2004