Savona. Punto e a capo?

A cosa servono le dimissioni di Ruggeri

La città di Savona, forse, potrà nei prossimi mesi parlare di nuovo di sé. il Sindaco di Savona Carlo RuggeriLa probabile dismissione di Ruggeri, di cui dovrà dare certezza nel fornire una risposta il 15 Ottobre ad una interpellanza presentata dal nostro gruppo comunale, per l'approdo ai lidi regionali, apre un vortice di ipotesi che devono essere un'occasione da cogliere al volo. Occorre però, prima di avventurarcisi, fare una breve analisi del contesto savonese.

La drammatica situazione di Savona

Savona è stata governata negli ultimi dieci anni con estrema leggerezza, e i mandati Ruggeri (nel 1998 e il rinnovo nel 2002) non hanno in nessun modo dato l'opportunità a questa città di riflettere su se stessa. Al contrario. Hanno proseguito nelle politiche e nelle soluzioni della precedente Giunta Gervasio, di centro-destra, in perfetta continuità.

Più volte, anche dalle pagine di questo sito, si è parlato della mancata discussione prima ed approvazione dopo del Piano Urbanistico Comunale, che non è solo uno strumento fondamentale urbanistico, e quindi "tecnico", ma assume su di sé un valore straordinario di programmazione della Città. Delle sue potenzialità, delle sue fragilità. Necessariamente democratico e partecipato.

Savona ha subito una straordinaria deflessione del numero dei propri abitanti. I giovani hanno preferito rivolgere le proprie necessità abitative oltre i confini comunali, e con loro se ne vanno le nascite, le energie economiche e culturali. Rimangono gli anziani, che aumentano di numero non vedendosi ampliati i servizi dedicati. Sono aumentati i centri di consumo mentre quelli produttivi non sono neppure mai stati all'ordine del giorno.

Savona oggi è un probabile cantiere di sviluppo residenziale (Orsa 2000, Orti Folconi, borghi liguri in collina, Waterfront, aree Metalmetron, aree ex-FS), fatto di "scelte" che non appartengono alla Città. Mentre rimangono sul tavolo ancora drammatiche situazioni: il carcere, Via Sansoni, palazzo Santa Chiara, il vecchio Ospedale...

La notizia di questi giorni sull'impossibilità, assolutamente prevedibile, di dare ai savonesi una stagione culturale dà il segno del fondo del barile. Tanto che mi è parso che la "fuga" di Ruggeri possa essere letta anche come l'occasione più propizia prima che si apra definitivamente il baratro delle evidenti e gravissime lacune ed omissioni politico-amministrative. Insomma è come se Ruggeri cogliesse il punto più alto dell'onda un momento prima che tutto rovini.

Ruggeri lascia? Perché? Come?

In questa situazione, dove i savonesi sono stati dissuasi in tutti i modi ad occuparsi della propria Città, è del tutto logico che venga riproposta una modalità accentratrice per gli anni a venire. Non è solo un vezzo locale peraltro.

Oggi si apre uno spazio. Se Ruggeri dà le dimissioni dal mandato il palazzo comunaledi Sindaco, la Città sarà governata dal Commissario sino alle elezioni della primavera, con un anticipo di due anni sulla scadenza naturale. D'altra parte questo è l'unico aggancio che Ruggeri si può permettere tenendo d'occhio la propria carriera politica. Nel 2005 si svolgeranno le regionali, nel 2006 le politiche, già gravate d'ipoteca col rinnovo del mandato a Massimo Zunino. Se andasse a scadenza naturale, nel 2007, rimarrebbe a bagnomaria fino alla prossima tornata elettorale (le prime sarebbero le provinciali del 2009), dato che non può ripresentarsi per un terzo mandato. Col rischio di perdere la spinta propulsiva. Se prosegue il suo mandato pur candidandosi alle Regionali, alla sua elezione in Via Fieschi scatterebbe l'incompatibilità e la decadenza sarebbe innescata. Questo consentirebbe a Savona d'essere governata ancora per un anno dal vice-sindaco Franco Lirosi (della Margherita) e giunta e consiglio (e circoscrizioni) si scioglierebbero per la primavera del 2006.

È evidente che le due soluzioni offrono il fianco a diatribe politiche non indifferenti. Se la dimissione è la strada più "pulita", il commissariamento della città è argomento ghiotto di squalificazione (sia di Ruggeri sia del centro-sinistra), perché sarebbe evidente la sponda carrieristica a fronte dell'impegno politico assunto nel 2002 con la città. E potrebbero esserci bordate non indifferenti da componenti politiche della stessa attuale maggioranza, perché mandare a casa tutti, consiglio comunale e circoscrizioni, con due anni di anticipo non risulterà gradito a molti.

C'è il vantaggio però che di fatto si coglierebbe la minoranza di Centro-destra ancora attorcigliata sul proprio ruolo e che non pare abbia in questi anni attivato un percorso credibile di alternanza, anche per effettiva coincidenza, addirittura sovente sovrapposizione, di molti dei temi che Ruggeri ha portato avanti. Infatti è difficile individuare nella politica del centro-destra in Comune una opposizione riconoscibile, persino dal proprio elettorato più affezionato.

La decadenza sarebbe considerata troppo "sporca": Ruggeri affronterebbe la campagna elettorale regionale come Sindaco, col rischio d'essere un bersaglio troppo esposto. La sponda "carrieristica" sarebbe lo stesso evidente ma certamente più sfumata. Il consiglio e le circoscrizioni sopravviverebbero ancora un anno e la guida della città sarebbe affidata a Lirosi. Al quale forse era stata data la delega da vicesindaco in un momento in cui all'orizzonte non era previsto che l'incarico che si sarebbe fatto così importante. Importante e che (im)pone un carico pesante per la prossima candidatura a Sindaco. Dunque la scelta di Ruggeri dovrà tenere conto non solo del clima all'interno dei DS, ma anche dei suoi alleati.

Per quanto mi riguarda il giudizio su questo passaggio è netto: qualunque sia la scelta che Ruggeri vorrà fare è evidente la qualità del suo vincolo con la città. Non era all'ordine del giorno prima e non lo è certamente adesso. Non entro neppure nel merito delle ipotesi che i quotidiani locali fanno sul successore di Ruggeri: stante la mia tesi è evidente che il "cambio di cavallo" non significa un cambio di direzione. Tutt'altro.

Cosa avverrà? L'impegno della Città e l'impegno di Rifondazione

Intanto occorre valutare un elemento importante. Pensare ad una soluzione diversa per Savona è un obbligo che abbiamo sempre sentito, a prescindere se le questioni precipitino oppure stagnino. Tempo addietro avevo lanciato l'idea di una Conferenza programmatica per Savona. Oggi mi avvedo che quella è davvero l'unica occasione che a Savona può attivare una serie di energie, per promuovere ed unire nuove forze e storiche resistenze che in questi anni hanno guardato alla decadenza della città con animo afflitto ma anche impotente.

Gli obiettivi e il decalogo dal quale partire debbono essere chiari sin dall'inizio. Per quanto mi riguarda il primo paradigma non può che discendere da un'analisi del contesto e delle responsabilità del complessivo declino savonese. Facendo molta attenzione non tanto alle responsabilità personali, che pure sono sotto l'occhio di quanti vogliono vedere, ma più in generale a quelle del ceto politico e della cultura affaristica che in questi anni hanno amalgamato le proprie ragioni d'essere. Mettendo, necessariamente, della distanza politica e quindi elettorale in termini netti e riconoscibili.

Ciò che ne discende a cascata è la strategia per Savona. Creare le condizioni affinché venga erosa e smantellata una pratica politica perniciosa e molesta, che ha radici diffuse. Ma a queste radici va sottratto il consenso popolare cominciando a produrre una valutazione tra ciò che in questi anni è stato realmente fatto e quanto questo ha prodotto per i cittadini e la città. Tra ciò che è stato fatto solo balenare, come in una sorta di specchietto per le allodole, e ciò che questo ha significato in termini di rallentamento, anche della pratica di partecipazione popolare.

Mettere all'ordine del giorno la programmazione (urbanistica, produttiva, sociale, culturale) della Città è del tutto logico, ed è pensabile che questo venga invocato anche da quanti non l'hanno sinora realizzata. E questa è una differenza che va valorizzata. L'esperienza della scorsa campagna elettorale comunale, che ha visto nascere un gruppo, solo o principalmente, sulla base del diniego all'operazione Bofill non può e non deve, a mio parere, essere riproposta. Non perché non abbia valore ma perché circoscrive eccessivamente l'ambito di riconoscibilità e di battaglia politica. Dunque è necessario e per me irrinunciabile aprire subito il tavolo sul futuro di Savona, a prescindere dalle soluzioni che potrebbero discendere dalle eventuali dimissioni/decadenza/continuità del mandato.

Il ruolo ed il compito di Rifondazione credo sia chiaro, e sarà quello sul quale sono disposta a lavorare: fare da catalizzatore per il cambiamento, evitando di fare sconti, magari cancellando, obliterando le responsabilità politiche.

Patrizia Turchi
Consigliera Comunale
Savona - 9 Ottobre 2004