Referendum, una sconfitta pesante in una partita con regole truccate

Il fronte astensionista non ha dato risposte alle questioni sollevate dal fronte referendario

La sconfitta è stata più pesante di quanto ci saremmo aspettati, pur sapendo fin dall'inizio che giocavamo una partita tra forze impari e con regole truccate. La campagna astensionista portata avanti dalla gerarchia cattolica ha travolto la libera espressione democratica del popolo italiano, con risultati drammatici non solo su questa legge, ma sulla partecipazione, l'informazione, la consapevolezza, il protagonismo. Se da una parte l'astensionismo ha fatto fallire il referendum, dall'altra non ha dato risposta ad alcuna delle tante questioni sollevate da chi aveva proposto i quesiti elettorali: l'autodeterminazione della donna, la libertà della medicina e della scienza, il pluralismo etico e culturale.

Tutti questi problemi rimangono sul tappeto, assieme alla laicità dello Stato e alla legittimità per la legge di introdursi, dettando un'unica morale, nelle scelte intime delle persone. Gli elettori e le elettrici sono stati persuasi a non farsi carico dei problemi "altrui" e a delegare al Parlamento le scelte anche sulle questioni più intime e personali, nelle quali la norma non dovrebbe entrare. Ma anche gli astensionisti hanno evidenziato parzialità, incongruenze, errori della legge 40 che il Parlamento dovrà immancabilmente rivedere, a partire dalle volontà dei cittadini che si sono espressi. Noi continuiamo a ritenere giusti i tanti motivi che ci avevano spinto a promuovere i referendum e consideriamo importante la straordinaria generosità con cui in molti si sono spesi per informare il popolo del suo diritto a legiferare. È stato, in ogni caso, un bell'esempio di democrazia dal basso.

Tiziana Valpiana
Deputata di Rifondazione Comunista
Commissione Affari Sociali alla Camera
Roma - 13 Giugno 2005

Procreazione: il governo è più interessato ad imporre divieti che a tutela la salute delle donne

Dopo più di un anno dall'entrata in vigore della legge sulla fecondazione assistita il Governo ancora non è a conoscenza dei costi praticati nelle strutture private e, peggio ancora, non ha approntato il registro nazionale delle strutture private autorizzate, degli embrioni formati e dei nati.

Gli adempimenti fondamentali da parte del Governo, come il controllo sulle strutture private che praticano le tecniche di fecondazione, non sono ancora completati. Evidentemente a questo Governo importa più imporre divieti che tutelare la salute delle donne. Comunque il 30 Giugno scade il termine per la presentazione della relazione sull'attuazione della legge e, grazie alla mia interrogazione, il Presidente della Commissione Affari Sociali si è dovuto impegnare a discuterla nelle prime settimane di Luglio. In quella sede valuteremo se il Governo abbia operato un controllo attento e rigoroso sui centri pubblici e privati, e sarà possibile iniziare a dare una valutazione sulle tecniche previste dalla legge e sui risultati di ciascuna di esse.

Tiziana Valpiana
Deputata di Rifondazione Comunista
Commissione Affari Sociali alla Camera
Roma - 19 Giugno 2005