Descrivere un nuovo corso per la politica locale e nazionale. Descriverlo ma anche trovare quella necessaria collaborazione di coalizione che può alla fine metterlo in pratica, tradurlo in una concertazione effettiva che ne permetta la percezione ai cittadini. È questo il compito che Rifondazione Comunista si è data
quando ha siglato l'accordo con le altre forze dell'Unione e quando ha deciso di sostenere Federico Berruti a candidato sindaco di Savona.
Di questo il giovane candidato dell'Unione parla a Villa Cambiaso, in un incontro pubblico alla presenza del capogruppo al Senato del PRC Giovanni Russo Spena. Lo slogan della campagna elettorale del centrosinistra è stato "La città delle idee": idee nuove, altre agganciate a vecchi progetti, altre ancora nate dalla fusione di altre idee. La volontà di cambiare il corso delle cose c'è ed è questo un elemento che Rifondazione Comunista non ha trascurato.
Federico Berruti ci ripete un concetto che già espresse a suo tempo in Sala Rossa, alla presentazione della lista del PRC: «Non avrei mai accettato di fare il candidato sindaco di una coalizione che non comprendesse anche Rifondazione Comunista». Un'espressione che deriva, ci spiega, anche dal proficuo lavoro attuato in Provincia quando lui ricopriva la carica di Vicepresidente.
Non neghiamo che questa affermazione non possa che farci piacere. Tuttavia Berruti sa che Rifondazione non è un partito che si possa accontentare di semplici parole, ma che se sta in una coalizione lo fa solo per tutelare gli interessi dei ceti più deboli, la simbiosi tra ambiente e sviluppo sociale, il lavoro e ogni forma di garanzia per chi a fatica sbarca il lunario.
Per questo nel suo intervento, il candidato sindaco dell'Unione entra nello specifico e tocca moltissimi punti del suo programma, ricordando anche il ruolo di Rifondazione nell'aver introdotto tra le volontà del
futuro governo di Savona la chiusura di Cima Montà, percorrendo così una linea di coerenza con il piano provinciale dei rifiuti ispirato dall'assessore del PRC Mimmo Filippi.
Poi Berruti tocca un tema che ci sta molto a cuore: la democrazia e la partecipazione, ossia la democrazia partecipata, come siamo soliti chiamarla. «Ogni mese la giunta dovrà incontrarsi con le circoscrizioni e stabilire così non solo una presenza dell'amministrazione nei quartieri, ma un vero nuovo rapporto tra amministratori ed amministrati».
È forse questo l'elemento che più può far crescere ciò che abbiamo contribuito ad inserire nel programma come Partito. Saremo i primi noi a mantenere uno scambio continuativo di opinioni e di contatti con i cittadini, perché questo solo garantisce che chi è addetto alla gestione del Comune non possa deviare dagli impegni che ha sottoscritto con i propri elettori e con la cittadinanza tutta dopo il voto.
Giovanni Russo Spena è reduce dalle riunioni fiume del Senato: votazione del presidente Marini, votazione del Capo dello Stato Napoletano e fiducia al neonato governo di Romano Prodi. Ma Russo Spena è, di più, reduce da una vita da comunista, una vita a sinistra, in quella che un tempo era definita la "nuova sinistra", poi Democrazia Proletaria e infine Rifondazione Comunista.
Le tinte che vede nella politica nazionale sono di medio splendore: la fase più buia del berlusconismo è di lì da passare, ma non è ancora stata spazzata via. Le elezioni che l'Unione ha vinto non hanno eliminato il sottobosco di interessi, la rete di congiunzione politica che lega il liberismo di Forza Italia al presidenzialismo nazionalista di Alleanza nazionale sino al terreno verde padano della Lega nord con il proprio retaggio di xenofobia campanilistica. Per non dire, poi, dei satelliti neonazisti e neofascisti che sono ancora alleati della Cdl.
Il Paese, e ovviamente anche Savona, ne risente. Esce da cinque anni di destrutturazione delle più
elementari regole democratiche, di quelle di tutela dello stato sociale, di tutta una tensione strutturale adibita al sostegno di quella Carta fondamentale scritta "da De Gasperi, Togliatti, Terracini, Nenni", mentre oggi la nuova Costituzione viene scritta da "Nania, Schifani e Calderoli". Una differenza non di poco conto che finisce per fare di questo Paese una semplice grande fabbrica di privatizzazione del profitto e di socializzazione delle perdite delle grandi imprese, il tutto ben condito dalla detassazione degli utili, dall'abolizione delle tasse di successione sui grandi patrimoni e da mille altri provvedimenti che il governo precedente prese "pro domo sua".
Si ricerca, continua Russo Spena, un rinnovato patto sociale che si esprima attraverso un lavoro di egemonia sociale. Cita Gramsci, e si dice "vecchio gramsciano" proprio quando innesta sul concetto di coinvolgimento delle masse, delle persone la rinascita di una democrazia italiana compiutamente detta, dove la divisione dei poteri possa esprimersi nel riaffidare al governo il ruolo non di controllo sul Parlamento (come vorrebbe la controriforma costituzionale alla quale dovremmo dire NO il 25 e 26 giugno prossimi), ma di esecutore delle leggi, dove la magistratura non subisca più interferenze da Palazzo Chigi o dal ministero di Grazia e Giustizia, come per molto tempo è accaduto sotto la reggenza di Castelli.
Un'Italia, dunque, che può ritrovare anche quella espansione dei diritti sociali e dei lavoratori che oggi è stata compressa attraverso il privilegio regalato ai pochi che detengono i maggiori poteri economici del paese e che sono in grado di condizionarne l'andamento sui mercati, la stabilità sociale e di vita, in pratica, di ognuno di noi.
Russo Spena difende la scelta di Rifondazione Comunista di essersi legata alle altre forze del centrosinistra e di aver contribuito a dar vita all'Unione. "Pensate se oggi non avessimo fatto questa scelta. Saremmo una forza residuale. A volte sento dire che anche questo governo non si discosta poi molto dal precedente.". Fa una pausa di riflessione il capogruppo del PRC al Senato e poi riprende: "Ma vi immaginate se oggi a Palazzo Madama sedesse ancora Pera, autore di un manifesto sulla superiorità dell'Occidente che molto ricorda i vecchi schemi nazisti di separazione delle razze? Provate a pensare a Calderoli ancora ministro delle riforme, o a Maroni al welfare o a Berlusconi stesso magari Presidente della Repubblica e Fini alla presidenza del Consiglio".
Si deve ammettere che non è in effetti la stessa immagine che può trasparire dal governo Prodi e da ciò che ci si aspetta da questo nuovo esecutivo.
La scelta di Rifondazione è stata, dunque, di partecipazione non fine a sé stessa, ma di compartecipazione, di compenetrazione delle scelte e di influenza nel programma dell'Unione. Un programma che mette al primo foto di Marco Raveraposto il ritiro delle truppe dall'Iraq, la riforma di moltissime normative e l'abolizione di altrettante tra quelle partorite dal regno berlusconiano.
Conclude il senatore del PRC con un appello: un richiamo forte alla partecipazione e all'azione per vincere il referendum contro la riforma della Costituzione. Se la riforma sulla devolution voluta dalla Lega non passerà sarà la stessa Casa delle libertà a perdere le proprie fondamenta e la Lega perderà ogni ragione di unità con il resto dei berlusones. Può venirne fuori un quadro nuovo, e si potrà allora veramente sperare che la stagione del cavaliere nero di Arcore sia destinata veramente al tramonto. Allora, e solo allora potremo rafforzare l'azione di governo con il nostro progetto riformatore, radicalmente riformatore, per tutti coloro che guardano a Rifondazione Comunista come al principale motore di evoluzione del progressimo in questo paese che non merita un reperita per quanto riguarda l'epopea della tracotante ascesa del signor Berlusconi.
Marco Sferini
Savona - 27 Maggio 2006