Rina Gagliardi e il coraggio della differenza critica

Donna, giornalista, senatrice, comunista

Se ne è andata troppo presto, battuta da un male che non le ha lasciato nessuno scampo. Rina aveva 63 anni, e tutti quanti spesi per la causa della giustizia sociale, del comunismo come Rina Gagliardiorizzonte lontane e del socialismo come orizzonte più prossimo. La sua militanza politica era quella della giornalista che aveva contribuito a fare de "il manifesto" un giornale ereticamente ortodosso, con punte di spigolosità verso un altro tipo di ortodossia: quella dei dogmi stalinisti che vennero antesignanamente circoscritti e derubricati dall'analisi marxista in Italia dal gruppo del "quotidiano comunista". La sua idea di società eguale, libera e anticapitalista era quella di Rosa Luxemburg, che ha profondamente amato e che ha contribuito a far conoscere alle giovani generazioni con conferenze, scritti e prefazioni ai testi della grande rivoluzionaria polacco-tedesca.

La vita di Rina Gagliardi è quindi stata una vita piena di passione, piena di orgoglio e ricchissima di parole: la sua penna, la sua macchina da scrivere e il suo computer correvano veloci dietro ai pensieri e sapevano anche far male. Ma sapevano farlo nei limiti di una critica anche spietata, ma sempre corretta, mai pelosa, senza dietrologie. La spontaneità di Rina era un qualcosa che poteva farla amare tantissimo dai suoi lettori e dalle compagne e dai compagni, come anche creare disappunto. Il giornalista che sa farsi amare da tutti, in fondo, non può dirsi mai un buon giornalista: forse, può essere una "buona penna", ma non un buon cronista e tanomeno un buon analista politico e sociale.

Combattiva, energica, risoluta e assolutamente indomabile nelle sue opinioni: non settaria, ma convinta che la ragione si fosse alzata in piedi per lasciare il posto a sedere aiRina Gagliardi tanti torti che girano per le nostre città, per i mondi in cui viviamo. E, dal palco della ragione, sostenendo sempre che l'autoritarismo stalinista alienante per la ripresa di una pratica della "rifondazione comunista" in Italia, Rina aveva scelto da decenni di schierarsi dalla parte del torto; un torto che era una alternativa, una scommessa: quella di slegare finalmente il comunismo dai lacci e dai lacciuoli del dogmatismo, della peregrina ricerca di un paradisio proletario in terra e della sua identificazione con quell'Unione Sovietica che tante speranze ci aveva dato e che tante ne aveva deluse divenendo un conglobato di potere in un contesto mondiale tutt'altro che facile. Circondata dal capitalismo, quell'esperienza era venuta via via sempre meno riconoscibile come fondamento di giustizia sociale e di sviluppo di una società a 180° differente da quella delle merci.

Qualcuno pensa ancora oggi che per i comunisti esista solo la questione "capitale-lavoro", unica, imprescindibilmente centrale, assoluta e che ogni altra battaglia sia secondaria. Invece il comunismo è una grandiosa idea di liberazione generale: parte dallo sfruttamento operaio, dei lavoratori e delle lavoratrici e arriva a comprendere la fine di ogni sessismo, di ogni discriminazione, di ogni limite che condanni l'espressione singola a soggiacere ad una morale comune e collettiva.

Questo carattere libertario non poteva piacere, allora, a quel PCI che era cresciuto con l'URSS e che solo con Berlinguer comincerà a riSandro Curzi, Fausto Bertinotti, Piero Sansonetti e Rina Gagliardiconoscere che la "spinta propulsiva della Rivoluzione d'Ottobre" si stava esaurendo.

Pochi decenni dopo, su "Liberazione", Rina Gagliardi firma un articolo che è un macigno, ma che allora, e oggi, mi sento di condividere parola per parole: "Stalinismo: mai più!". Un titolo che già dice tutto, ma che va spiegato e che lei seppe spiegare con un misto di analisi storica, di cronaca dell'attualità di un PRC che si apriva ai movimenti e che provava a creare una cultura comunista nuova, verso un secondo millennio dove il regno del profitto resta dominante e la necessità dei comunisti anche.

Negli ultimi anni, Rina fu senatrice di Rifondazione Comunista e continuò a scrivere per "Liberazione", fino a quando, dopo l'ultimo congresso, scelse di lasciare il PRC e di avvicinarsi all'esperimento politico di Vendola.

Ecco, di Rina, che io vidi una volta sola a Genova, tanti anni fa, ci mancheranno le sue differenze critiche, le sue zampate al potere, i suoi graffi quotidiani dalle pagine dei giornali contro quella società che aveva saputo vivere da donna libera, da donna di sinistra, da comunista. E ora, si continua, magari rileggendola Rina: rileggendone gli articoli dai vecchi numeri de "il manifesto", da quelli più recenti di "Liberazione" e dagli ultimi che ha scritto per "Gli Altri".

Grazie Rina per la tua vita, per la tua passione, per la generosa voglia di spendersi per quei deboli a cui volevi bene, a cui, anche per te, continueremo a voler bene.

Marco Sferini
Savona - 29 Giugno 2010