Precarietà del lavoro

Conseguenze

Esso determina:

Gli anni '90

La parabola legislativa

Nel primo paragrafo sulla "parabola legislativa" si è già vista la progressione della precarietà del lavoro a partire dagli anni '90, dopo che le confederazioni sindacali hanno assunto la flessibilità del lavoro come necessaria ai fini dell'aumento dell'occupazione, effetto mai dimostrato, né dimostrabile, ma aspetto centrale dell'ideologia neoliberista.

[Lo stesso Pietro Ichino, illustre giuslavorista dell'area "liberal" dell'Ulivo, deve riconoscere questa semplice verità, pur essendo un acerrimo avversario dell'art. 18, al punto da aver ispirato, in qualità di esperto del governo D'Alema, un disegno di legge che "Il Sole-24 ore" del 7/9/98 definiva in termini entusiastici ("Una riforma di ampio respiro è stata messa a punto dal senatore Franco Debenedetti DS, che propone una nuova disciplina del recesso: un unico regime che riduca l'inamovibilità del lavoratore e la rigidità nella tutela contro il licenziamento individuale... in sintesi... in prima fila cadrebbe la disposizione che vieta il licenziamento se non per giusta causa o giustificato motivo. In cambio, viene previsto un lungo preavviso di licenziamento, da 6 a 12 mesi per i lavoratori subordinati di aziende con più di 15 dipendenti e da 3 a 6 mesi in tutti gli altri casi..., con il pagamento di un'indennità"). Infatti, in un recente volume ("Non basta dire no", Mondatori 2002) ammette che "i risultati della ricerca economica non consentono di affermare che a un aumento della libertà di licenziamento corrisponderebbe né una riduzione del nostro tasso di disoccupazione né un aumento della competitività delle nostre imprese"].

Da questo punto di vista, le politiche del governo di destra si pongono in continuità con quelle del Centrosinistra.

Ci sono, tuttavia, significativi elementi di differenza, che hanno contribuito a produrre il cambiamento di rotta della CGIL rispetto alle tematiche relative ai diritti. In particolare:

Le differenze, quindi, non sono solo quantitative, ma anche qualitative. Restano comunque gravissime le responsabilità del Centrosinistra e dei sindacati sia per le politiche di precarizzazione del lavoro che hanno aperto la strada all'opera di macelleria sociale della destra, sia per la devastazione culturale che hanno prodotto tra i lavoratori avallando tutti gli assi centrali del pensiero unico neoliberista.

La destra deregolamenta il lavoro

Come sottolinea Alfonso Gianni nella sua relazione (dalla quale sono riprese le considerazioni che seguono dal punto 1 al 3) al seminario nazionale sulla legge 30 organizzato dal PRC all'inizio di Luglio, quando parliamo di flessibilità e precarizzazione del rapporto di lavoro (la tipologia contrattuale) e della prestazione lavorativa (l'organizzazione materiale del lavoro), parliamo dei tre decreti già citati e del d.d.l. 848 bis.

1 - Il decreto sui contratti di lavoro a tempo determinato del 2001

Elimina qualsiasi causale per l'attivazione di questi contratti, cancellando definitivamente la L. 260/1962. Si arriva al decreto come applicazione di una direttiva UE e senza raggiungere il cd. "avviso comune", perché la CGIL si dissocia. Si ha quindi la liberalizzazione del contratto a termine, con le conseguenze già viste.

2 - Il decreto sull'orario di lavoro dell'Aprile 2003

Anch'esso deriva da una direttiva UE ed anche in questo caso la CGIL non firma l'"avviso comune". La gigantesca novità sta nel fatto che sparisce la durata della giornata lavorativa. Siccome si stabilisce che il riposo cui ha diritto il lavoratore è di 11 ore continuative entro le 24, ne deriva che (fatto salvo il tetto degli straordinari, che però non viene più fissato trimestralmente, ma annualmente) il lavoratore può anche avere una giornata lavorativa di 13 ore. Poi, durante la settimana o il mese, ci può essere uno stemperamento dell'orario che faccia tornare i conti rispetto all'orario settimanale normale (40 ore) più lo straordinario calcolato su base annua. Ciò flessibilizza la gestione del tempo di lavoro, sottraendola al controllo del lavoratore e dei sindacati. Il decreto sui contratti a termine e la L. 30 flessibilizzano il rapporto di lavoro, questo decreto flessibilizza la prestazione lavorativa. Inoltre si eliminano tutte le garanzie relative al lavoro notturno per minori, donne ed inabili al lavoro. Il part-time può avere ogni giorno durata diversa.

3 - Il d.d.l. 848 bis

Il d.d.l. 848 bis, quello che contiene l'attacco diretto all'art. 18, è momentaneamente fermo in Parlamento. La ragione sta, probabilmente, nel fatto che, come si vedrà, dopo l'approvazione della L. 30 non è più indispensabile per le imprese. Comunque, presumibilmente, coi tempi che si riterranno opportuni sarà approvato per sancire la vittoria padronale anche su questo terreno.

4 - Lo schema di decreto legislativo attuativo della legge 30

Interviene sul mercato del lavoro, sull'art. 18, sulle nuove (e non) tipologie contrattuali, sul ruolo del sindacato.

Sergio Casanova
Responsabile Regionale Formaizone e Programma
Genova - 6 Ottobre 2003