Conoscere i nostri limiti per superarli

Considerazioni a margine della Conferenza provinciale di organizzazione di Savona

Dopo la capillare relazione del segretario provinciale Fabrizio Ferraro, la discussione nella Conferenza di organizzazione svoltasi ieri sera a Savona è stata ricca di spunti per il futuro. Credo ci abbia fatto bene parlare del tutto francamente e senza infingimenti di tre elementi essenziali:
– prendere atto delle attuali forze di Rifondazione Comunista (che comunque resta la forza più organizzata e presente sui territori tra quelle “a sinistra del PD”) e rimodularle e ridefinirle per rilanciarle nell’immediato presente e futuro;
– sviluppare il “senso di appartenenza” al Partito per costruire una linea politica comune cui tutte le compagne e tutti i compagni si devono attenere;
– studiare, conoscere e nuovamente informarsi ogni giorno per avere una base di elaborazione dei fatti che accadono. La “nuova Frattocchie” ipotizzata dal documento della Conferenza è un presupposto imprescindibile per il rilancio anche del Partito, ma soprattutto di una cultura e di una coscienza di classe.
Armando Codino ha espresso benissimo nel suo intervento alcuni di questi punti. Così hanno fatto anche altre compagne e compagni, compreso il sottoscritto.
Ma c’è un elemento che Armando ha sottolineato di più rispetto a noi tutti, che pure lo viviamo e lo sentiamo come assente oggi nello scenario politico generale e anche interno al PRC: è mancato e manca l’orgoglio comunista, la percezione fondata che i comunisti sono diversi da tutte le altre forze politiche.
Venuta meno questa percezione nel tempo, sono venute meno di conseguenza tutti i forti legami che reggevano tra corpo militante e corpo dirigente.
Dobbiamo escludere senza alcun indugio ogni tentazione personalistica su qualunque piano, sia esso dirigente che elettorale.
La dirigenza è un compito che ci pone al servizio delle compagne e dei compagni e non solo alla guida del Partito. La dirigenza è lavoro di sintesi di molteplici idee e proposte e non solo gestione tecnico-politica.
L’iscrizione non è un “rito stanco” (come lo ha molto bene definito Marco Ravera) cui adempiere ogni anno, ma è l’adesione ad un progetto quotidiano: nel momento in cui ci si iscvrive al Partito si diventa singolarmente e collettivamente parte di questo progetto politico.
La superficialità con cui a volte si aderisce ai partiti, scambiandoli volutamente per passaggi verso una chissà quale carriera politica, non può avere cittadinanza in Rifondazione Comunista.
Abbiamo affrontato anni e anni difficilissimi: esclusi dalle istituzioni, cancellati dalle televisioni (e sappiamo bene quanto sia importante il ruolo dei “mass media” nel veicolare l’opinione pubblica… Basta vedere la onnipresenza di Salvini su tutti i canali nazionali per accorgersi della capacità di indirizzo politico esercitata da tv, radio e Internet), travolti dall’ondata populista dell’ “antipolitica”, senza più nemmeno Liberazione che compariva nelle rassegne stampa e che – ha fatto bene Piera Barberis a ricordarlo – era così poco letta dalla stessa base del Partito, dalle iscritte e dagli iscritti…
Lavorare attorno a progetti concretizzabili, un po’ come si fa in molti istituti scolastici: è l’idea che Valeria Ghiso mette sul tappeto della discussione e che riprende, in parte, anche l’allegato al documento nazionale della federazione torinese che ha rimesso in gioco la propria sede provinciale inserendovi attività anche esterne al PRC per rimettere i comunisti in sintonia con le emergenze sociali che si vivono ogni giorno e che devono essere bagaglio anche di elaborazione e di proposta politica. Tutto questo si inserisce anche nel tema dello sfruttamento adeguato delle sedi che Piera non manca di riportarci all’attenzione.
Ma non esiste altro partito comunista al mondo che abbia vissuto un’esperienza come la nostra e che abbia resistito, nonostante tutto, in questi anni e che oggi voglia rilanciarsi per essere uno dei motori della costruzione di una nuova sinistra in Italia.
L’entusiasmo nasce sempre attorno ad un progetto ambizioso. Ma vent’anni e più di sconfitte hanno creato una cortina di rassegnazione difficile da superare. Eppure non possiamo ritirarci a casa, non possiamo abbandonare una lotta in cui crediamo e che vediamo esistente anche se non reattiva e viva come vorremmo: la lotta di classe esiste e la prova evidente è l’ineguaglianza che cresce di giorno in giorno, l’impoverimento di milioni di persone e la disperazione di interi popoli che emigrano da territori dove le guerre (volute dall’imperialismo) seminano morte e orrore in nome di fenomeni religiosi che sono il collante necessario per la fanatizzazione e il reclutamento altrimenti impossibile.
Il comunismo libertario di Rifondazione, dunque, è la sfida che mettiamo in campo ancora una volta e che esclude tanto ogni tentazione moderata e votata al mero governismo quanto ogni esclusivismo settario volto alla preservazione di simbologie e miti del ‘900 che sono patrimonio di una grande storia che deve essere conosciuta dalle giovani generazioni, ma che non può essere il volano di espansione di una alternativa di società, di un nuovo anticapitalismo.

MARCO SFERINI

14 marzo 2015

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