Vado Ligure tra Piattaforma e strumentalizzazione della Resistenza

Il 12 dicembre è arrivato. Ed è anche passato. Innumerevoli articoli di giornale fin da febbraio lo avevano annunciato e declamato: la prima nave arriverà il 12 dicembre e attraccherà alla gigantesca banchina della nuova piattaforma di Vado Ligure. Per l’occasione l’inaugurazione con tutte le autorità pubbliche e private coinvolte nel progetto, maxi schermi, ballerini (vestiti da lavoratori portuali), musicisti, musica e coriandoli, entusiasmo e strette di mano, anche qualche abbraccio. E poi i discorsi pieni di enfasi e soddisfazione, le fasce tricolore.

Addirittura il sindaco vadese inserisce, nel suo entusiasmante discorso sul radioso futuro della città, della regione e della nazione, partigiani e classe operaia.

Ma la realtà è ben diversa: basterebbe passeggiare per le strade di Vado Ligure per notare le dissonanze. Fermarsi a parlare con i cittadini, con le facce buie dei giovani e meno giovani che ancora cercano un lavoro. Basterebbe andare oltre i titoloni dei giornali e capire che le infrastrutture necessarie non esistono e forse arriveranno tra tre o quattro anni. Basterebbe chiedersi quali sono i risultati ottenuti con le mirabolanti promesse dell’Area di Crisi Complessa.

Si va avanti a dichiarazioni, tavoli concertativi e riunioni ad altissimo livello, ma nel concreto la disoccupazione dilaga, le attività produttive sul territorio diminuiscono in uno stillicidio quasi quotidiano. E le ultime grandi attività rimaste (Bombardier, Sanac, Piaggio per fare qualche nome) sopravvivono in uno stato di equilibrio precario, tra pellegrinaggi al MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico) e cassa integrazione.

Nella nostra città e nella nostra provincia continuano ad essere troppi i cittadini che vanno avanti, sbarcano il lunario come si diceva una volta, grazie ai sussidi statali, agli ammortizzatori sociali, ai debiti sempre più onerosi contratti con banche e finanziarie, agli aiuti della famiglia, consumando quel piccolo gruzzolo che con tanta fatica si era messo da parte negli anni.

Le assunzioni promesse, il futuro radioso, la rinascita del territorio non si vedono da qui. Dalla città dove la precarietà della vita e del territorio sono all’ordine del giorno.

Certo dopo vent’anni di lotte contro la piattaforma portate avanti dai Comitati, da Vado vuole Vivere, Amare Vado, Vivere Vado, lotte alle quali ha dato il suo contributo anche il nostro Partito, siamo tutti stanchi e sconfitti. La piattaforma, Vado Gateway, è diventata una realtà concreta sotto gli occhi di tutti. E noi oggi continuiamo la lotta, cambiandone gli obiettivi: vogliamo che funzioni al suo massimo e che le promesse si trasformino in realtà.

Vogliamo che le chiacchiere diventino posti di lavoro concreti, per tutti quelli che negli ultimi anni hanno subito la dismissione delle loro fabbriche e aziende dal territorio cittadino. Vogliamo che le navi attraccate spengano i motori e si allaccino alla rete elettrica delle banchine.

Vogliamo che i containers vadano via con la ferrovia e vogliamo il collegamento diretto con l’autostrada.

Vogliamo che le vostre promesse diventino realtà. E grideremo ancora e punteremo il dito su tutte le criticità che si presenteranno. Saremo onesti e implacabili. Determinati e precisi. Saremo come Partigiani, noi davvero sì, dalla parte dei cittadini e dell’ambiente, del lavoro della salute e della giustizia. Noi non saremo dalla parte del profitto e del potere.

Aver dato un significato diverso alle parole Democrazia (potere del popolo) e Repubblica (cosa pubblica), averle trasformate negli anni in qualcosa di completamente diverso, averne stravolto il concetto, non basterà a fermarci. La Resistenza non si schiera con il potere dei padroni e delle multinazionali, con la cinica volontà dei mercati e dei loro servitori.

La Resistenza è dalla parte dei poveri, di chi soffre. Dalla parte degli sfruttati e degli oppressi. Dalla parte dei disoccupati e dei precari, di chi fa fatica a pagare un affitto o a mandare all’università i propri figli. La Resistenza siamo ancora noi e la Costituzione e la Democrazia, quella vera, sono le nostre armi.

ANTONIO MURRU
Consigliere comunale “Memoria e Futuro” – Vado Ligure

16 dicembre 2019

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