Contro una legge medievale

Il cosiddetto DDL Pillon, Disegno di Legge 735 depositato presso la Commissione Giustizia del Senato, affrontando il principio di bigenitorialità ridisegna, di fatto, il ruolo della donna nella nostra società, relegandola a silente moglie di un uomo.

Un tema molto sentito anche nella nostra città: si sta costituendo un “Comitato No Pillon” e sono già attive “Non una di meno” e le cosiddette “Ancelle”, ispirate al romanzo di Margare Atwood “Il racconto dell’Aneclla”.

Tra gli aspetti più controversi del DDL Pillon, oltre a quelli economici, preoccupa l’omissione rispetto alle sensibili condizioni delle donne vittime di violenze domestiche cui l’obbligo di mediazione, previsto dal DDL, imporrebbe l’incontro e la negoziazione con l’autore dei maltrattamenti, non nell’ambito di un percorso di riparazione scelto tra le parti (in specie dalla vittima), ma di un passaggio forzoso ai fini della separazione. Un’azione che di fatto scoraggerebbe la denuncia di violenza domestica. Un provvedimento inaccettabile, ancor più pensando che dal 2002 ad oggi nel nostro Paese sono state oltre 3000, già 146 nel 2019.

Per questo, e per altri motivi, abbiamo depositato per il Consiglio comunale un ordine del giorno, approvato trasversalmente in altre città, che chiede un impegno del Comune al fine di ritirare il DDL Pillon e di promuovere iniziative di sensibilizzazione per tenere alta l’attenzione su questi temi, nell’ottica di un avanzamento sulle politiche della famiglia, dei diritti delle donne e dei minori, di contrasto alla violenza di genere.

Gruppo PD Savona – Gruppo Consiliare PD Savona
Gruppo Rete a sinistra – Savona che vorrei – Rete a Sinistra Savona
Gruppo Noi per Savona – Noi per Savona


ORDINE DEL GIORNO DI RETE A SINISTRA CONTRO IL DDL PILLON

Oggetto: Disegno di Legge Pillon – disegno di legge 735 – Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzie di bi-genitorialità

IL CONSIGLIO COMUNALE DI SAVONA

PREMESSO CHE
• presso il Senato della Repubblica e specificamente presso la Commissione Giustizia è depositato il Disegno di Legge 735, a prima firma del Senatore Pillon;
• il suddetto Disegno di Legge, invocando il principio di bigenitorialità, introduce una serie di procedimenti e di responsabilità per ciascuno dei genitori che destano almeno perplessità rispetto al perseguimento del superiore interesse del minore;
• il DDL ruota intorno a quattro punti in particolare:

1. la mediazione a supporto delle coppie in conflitto;
2. il tempo con i figli diviso equamente fra mamma e papà secondo il criterio della bigenitorialità perfetta;
3. l’abolizione dell’assegno di mantenimento così com’è ora a favore di un mantenimento diretto dei due coniugi in ragione dell’affido condiviso;
4. la lotta a ogni forma di rifiuto genitoriale.

SOTTOLINEATO CHE
• il DDL introduce l’obbligo di mediazione familiare a pena improcedibilità della domanda di separazione, senza contemplare alcun gratuito patrocinio se non la rete dei consultori familiari che si sa essere diseguale da Regione a Regione;
• al di là del pur serio aspetto economico, preoccupa l’omissione rispetto alle sensibili condizioni delle donne vittime di violenze domestiche cui l’obbligo di mediazione imporrebbe l’incontro e la negoziazione con l’autore dei maltrattamenti, non nell’ambito di un percorso di riparazione scelto tra le parti (in specie dalla vittima), ma di un passaggio forzoso ai fini della separazione;
• il DDL scoraggia la denuncia di violenza domestica. L’impianto di questa legge è decisamente adultocentrica e negazionista e va in direzione contraria alla tutela delle vittime registrate dalla cronaca quotidiana, che conta un femminicidio ogni tre giorni. Introdurre l’obbligo della mediazione familiare anche in questi casi è offensivo, pericoloso e viola la Convenzione di Instanbul della quale lo Stato Italiano è sottoscrittore, che premette i diritti e la sicurezza delle vittime, in specie dei figli che subiscono violenza assistita;
• sempre in nome della bigenitorialità, il nuovo dispositivo prevederebbe la condivisione del tempo di convivenza e delle relative spese tra genitori rispetto ai figli, annullando l’obbligo di contributo al mantenimento e mutando l’uso dell’abitazione da diritto di stabilità per i minori a dimora il cui carico economico ricade sul coniuge che vi risiede coi figli;
• quando un nucleo familiare si disgrega esistono conseguenze per tutti i componenti del nucleo, sia in termini economici e logistici, che psicologici ed affettivi, tutte dinamiche che hanno rilevanza sociale, quindi meritano attenzione, anche e soprattutto da parte delle Istituzioni.

CONSIDERATO CHE
• solitamente i figli risiedono con la madre e poiché prevalentemente il contributo di mantenimento è in capo al padre, la cancellazione dei doveri economici (commutati in spese sostenute direttamente durante le convivenze coi figli) penalizza nella coppia specificamente la donna, date le diseguaglianze socialmente stratificate, per cui sono le madri a ridurre o abbandonare il lavoro per maternità, a utilizzare i congedi parentali, la legge 104/1992, oltre a ricevere salari inferiori a parità di mansioni;
• nel DDL si parte dalla fine, la bigenitorialità perfetta, in un sistema assolutamente imperfetto, perché privo di veri servizi alla famiglia, a cominciare dagli asili nido fino al tempo scuola;
• oltre le conseguenze economiche, si dovrebbe riflettere sulla serenità di un minore impossibilitato a riconoscere la propria casa, trasferito tra due diverse abitazioni, sospeso tra due modelli di disponibilità, di consumi, di stili di vita;

DATO ATTO CHE
• sussiste il rischio che si arrivi ad una discriminazione del coniuge più debole;
• viene forzato il concetto di bi-genitorialità di cui parla la Risoluzione europea 2079 (2015) che punta giustamente a valorizzare uguaglianza e co-responsabilità parentale tra madri e padri (art.1), ponendo molta attenzione al benessere dei minori. Infatti nella risoluzione si parla di residenze alternate invitando ad organizzare il tempo di permanenza in funzione dei bisogni e nell’interesse dei bambini (art. 5.5) e a rispettare il diritto del bambino ad essere ascoltato per tutte le questioni che lo riguardano dal momento in cui è capace di discernimento per quanto concerne le questioni in oggetto (art. 5.6);
• viene trascurata l’esigenza del minore di permanere, in una fase di crisi affettiva e personale, in un contesto abitativo quale l’abitazione coniugale dove ritrova i propri equilibri e si sente al sicuro;
• viene imposta una mediazione obbligatoria a pagamento che a volte è controproducente oltre che dispendiosa;
• nei casi di separazione con minori, tale obbligatorietà va a peggiorare la situazione delle donne che si separano per ragioni di violenza psicologica, economica, fisica o sessuale, come sottolineato anche dalla Rete dei Centri antiviolenza Di.re;
• impone l’accoglienza in casa famiglia per i minori in attesa dei risultati della mediazione familiare, aumentando il senso di abbandono dei figli in un momento delicato e psicologicamente difficile;
• è fortemente discriminatorio verso un genitore con scarsa capacità economica e ignora completamente la realtà e la gravità dei fenomeni di violenza domestica familiare che, anche nel nostro Paese, non di rado accompagnano divorzi e separazioni tra genitori;
• mette in guerra i padri contro le madri, a danno soprattutto del minore. I bambini invece che essere tutelati dalle istituzioni tornano ad essere oggetti, pacchi postali. Un passo indietro della civiltà.

ESPRIME
• forte preoccupazione rispetto all’approccio e al dispositivo del Disegno di Legge n. 735 che – rappresenta una grave regressione normativa, alimentando diseguaglianze e discriminazioni di genere, introducendo norme che non tengono in alcun conto dei desideri e delle scelte dei minori, che ledono il diritto alla genitorialità, in particolare femminile.

RICHIEDE
• per le considerazioni sopra esposte e in continuità con le valutazioni espresse, nel corso delle audizioni parlamentari e nei pronunciamenti pubblici, da rappresentanti delle professioni del diritto e dei comparti sociale ed educativo, nonché dei Tribunali dei minori e del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, oltre che delle associazioni di genere e di iniziativa contro al violenza, il ritiro del citato Disegno di Legge n. 735 su affido condiviso, mantenimento diretto e bigenitorialità.

RICHIEDE ALTRESÌ
• di inviare il testo di questo ODG al Sen. Pillon, ai parlamentari savonesi, al Presidente e ai vice Presidenti del Consiglio, al Presidente della Camera e del Senato e alla Presidenza della Commissione Giustizia in cui è incardinato;
• di promuovere iniziative di sensibilizzazione per tenere alta l’attenzione su questi temi, nell’ottica di un avanzamento sulle politiche della famiglia, dei diritti delle donne e dei minori, di contrasto alla violenza di genere.

GRUPPO PD SAVONA
GRUPPO RETE A SINISTRA – SAVONA CHE VORREI
GRUPPO NOI PER SAVONA
Gruppo RETE A SINSITRA  – SAVONA CHE VORREI

Savona, 13 marzo 2019

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *