Fermiamo Salvini e il suo “decreto sicurezza”

Pubblichiamo la mozione presentata dai Gruppi consiliari di Rete a Sinistra – Savona che vorrei, Noi per Savona e PD sul “decreto sicurezza” appena convertito in Legge dello Stato.
La mozione sarà discussa nella sessione del Consiglio Comunale di Savona del prossimo 20 dicembre.

COMUNE DI SAVONA

MOZIONE

(ai sensi dell’art. 30 del Regolamento del Consiglio Comunale)

Oggetto: Decreto (convertito in legge) immigrazione e pubblica sicurezza

Visto il Decreto Legge 4 ottobre 2018 n. 113 (convertito in legge il 28/11/2018) recante “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata” detto anche “decreto sicurezza” che contiene disposizioni urgenti in materia di rilascio di permessi temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale, di immigrazione e di cittadinanza;

Considerato che

  • nella Relazione sul funzionamento del Sistema di Accoglienza presentata alla Camera dei Deputati lo scorso 14 agosto il Ministro dell’Interno Matteo Salvini definiva il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) “un ponte necessario all’inclusione”;

  • il decreto (convertito in legge) suddetto trasforma l’accoglienza nelle reti SPRAR (l’unico strumento di accoglienza che coinvolge le amministrazioni locali), prevedendola solamente per i titolari di protezione internazionale e per i minori non accompagnati e questa scelta indirizza il sistema di accoglienza verso i grandi centri (CARA, CAS), sovradimensionati e spesso relegati in luoghi isolati, sfavorendo quel processo di inclusione sociale che dovrebbe essere elemento portante di una strategia di integrazione che vada a vantaggio sia dei richiedenti asilo che delle comunità ospitanti;

  • l’impossibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe prevista dal decreto sicurezza impedisce loro di accedere a servizi basilari come la sanità creando oggettivamente un rischio per la salute pubblica; e che, inoltre, l’esclusione dal registro anagrafico, impedendo l’accesso alla residenza e il rilascio della carta d’identità, esclude la possibilità di essere beneficiari di un contratto di lavoro, favorendo il sorgere di lavoro nero e di illegalità in generale, che genera problemi di pubblica sicurezza all’interno delle comunità;Pubblichiamo la mozione presentata dai Gruppi consiliari di Rete a Sinistra – Savona che vorrei, Noi per Savona e PD sul “decreto sicurezza” appena convertito in Legge dello Stato.
    La mozione sarà discussa nella sessione del Consiglio Comunale di Savona del prossimo 20 dicembre.

  • i minori stranieri non accompagnati rischiano al compimento del 18° anno di età di uscire dai percorsi di accoglienza e di finire in strada o, alternativamente, di richiedere il prosieguo amministrativo con rette a totale carico della Città, fino al compimento del 21° anno di età;

  • l’ANCI – Associazione Nazione Comuni Italiani ha stimato in 280 milioni di Euro i costi amministrativi conseguenza diretta del decreto sicurezza che ricadranno su Servizi Sociali e Sanitari territoriali e dei Comuni, per l’assistenza ai soggetti vulnerabili, oggi a carico del sistema nazionale;

Considerato che il Decreto (convertito in legge) in oggetto:

  • elimina la possibilità per le commissioni territoriali e per il Questore di valutare la sussistenza dei gravi motivi di carattere umanitario e dei seri motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano, abrogando, di fatto, l’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari e introducendo una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare;

  • estende il periodo massimo di trattenimento dello straniero nei centri di permanenza per rimpatrio da 90 a 180 giorni;

  • elimina gli sportelli comunali che forniscono attività informative, di supporto e di assistenza agli stranieri che intendano accedere ai programmi di rimpatrio volontario assistito;

  • come già evidenziato, indirizza l’accoglienza verso centri sovradimensionati, riservando l’accoglienza nel sistema SPRAR ai soli titolari di protezione e ai minori stranieri non accompagnati escludendo di fatto i richiedenti asilo;

  • esclude, come detto, la possibilità ai detentori di permesso di soggiorno per richiesta di asilo l’iscrizione all’anagrafe dei residenti;

  • estende la lista dei reati che comportano la revoca o il diniego della protezione internazionale e dello status di rifugiato;

Ritenuto che

  • abolire la protezione umanitaria e sostituirla con il permesso di soggiorno per motivi speciali aumenterà i contenziosi giudiziari, atteso che la disposizione che lo prevede contrasta con i principi di cui all’articolo 10 della Costituzione italiana;

  • vengono vanificati gli sforzi fatti da tutti quei Comuni d’Italia che, attuando nei propri territori la rete SPRAR, hanno fornito un notevole contributo per assicurare un’equa distribuzione sostenibile su tutto il territorio nazionale, evitando che fosse per lo più concentrato nelle grandi aree urbane;

  • il trattenimento amministrativo dei richiedenti asilo nei Centri di permanenza per il rimpatrio non può diventare di fatto la norma e non può andare oltre le esigenze della prima identificazione; e che, considerata l’oggettiva difficoltà di effettuare rimpatri volontari e l’assenza di ulteriori accordi con i paesi di origine, i richiedenti asilo trattenuti nei CPR, al termine dei 180 giorni, rimarrebbero in Italia senza avere diritti e questo potrebbe favorire marginalità estreme, disoccupazione e illegalità;

  • l’estensione dell’elenco di reati che comportano la sospensione della domanda d’asilo e causano l’espulsione immediata, con l’inserimento tra gli altri di oltraggio a pubblico ufficiale, contrasti con il principio secondo cui ciascun individuo ha diritto a ricorrere in sede giurisdizionale contro un provvedimento giudiziario in ogni ordine e grado. La Carta costituzionale contempla infatti la “presunzione d’innocenza” fino al terzo grado di giudizio, mentre il decreto convertito in legge non pare tenerne conto;

  • viene leso il diritto dei richiedenti asilo effettivamente soggiornanti in un territorio ad essere iscritti all’anagrafe di un determinato comune (o municipalità);

  • il decreto così come articolato, per la parte relativa alla nuova regolamentazione della condizione degli immigrati comporterà per gli amministratori locali notevoli disagi sia di ordine finanziario che in materia di sicurezza pubblica;

Si impegnano il Sindaco e la Giunta

  • a chiedere al Ministro dell’Interno, al Governo nazionale e al Parlamento italiano la possibilità per tutti i Sindaci dei Comuni d’Italia, in quanto garanti dell’ordine e della sicurezza pubblica, di conoscere con certezza il numero dei richiedenti asilo effettivamente presenti sul proprio territorio, attraverso l’iscrizione all’anagrafe, e conseguentemente di poter determinare i servizi pubblici e sociali che i Comuni hanno l’obbligo di garantire;

  • a richiedere la modifica del testo di legge relativamente all’esclusione dal registro anagrafico dei richiedenti asilo effettivamente soggiornanti nei territori di competenza;

  • a richiedere al Governo di istituire un tavolo di concertazione con l’ANCI al fine di valutare le ricadute concrete di tale Decreto sull’impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori.

MARCO RAVERA
Capogruppo “Rete a Sinistra – Savona che vorrei”

DANIELA PONGIGLIONE
Capogruppo “Noi per Savona”

BARBARA PASQUALI
Capogruppo “Partito democratico”

PAOLO APICELLA
Consigliere comunale “Partito democratico”

CRISTINA BATTAGLIA
Consigliera comunale “Partito democratico”

GIOVANNI MAIDA
Consigliere comunale “Partito democratico

ELISA DI PADOVA
Consigliera comunale “Partito democratico”

Savona, 12 dicembre 2018

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