Savona perde Urbani, il comunista che non poteva non dirsi tale

La copertina del libro “Perché non posso dirmi comunista”

Una lunga vita quella di Giovanni Urbani, tutta dedicata alla politica, alla cultura e all’unione di entrambe in quella vis polemica che gli era particolarmente tipica e che sfoggiava con disinvoltura ogni volta che se ne presentava l’occasione.
Partigiano nella Divisione “Gin Bevilacqua”, sindaco di Savona dal 1957 al 1958, Giovanni Urbani ha rappresentato per oltre mezzo secolo una figura di rilievo in un alveo politico e sociale completamente differente da ciò che siamo oggi abituati ormai ad assistere: le fondamenta culturali su cui si era formato e su cui aveva sviluppato anche la sua carriera di insegnante, andavano dagli studi su Antonio Gramsci, passando ovviamente per l’attenta lettura della grande enciclopedica scienza marxista, fino a quelli sulla Rivoluzione francese e ad una particolare attenzione per l’umanesimo.
Con quel bagaglio di cultura e con un approccio politico ribelle sin dalla gioventù, discese dai monti, dall’esperienza durissima della Resistenza antifascista e proprio il 25 aprile 1945 entrò in Savona come “commissario politico” della Divisione “Bevilacqua”.
Da allora ha sempre interpretato il ruolo politico come consegna sociale e civile (per anni è stato anche presidente provinciale dell’ANPI), come impegno istituzionale per portarvi dentro proprio quella generosa dialettica che ha stimolato molti al confronto, che ha creato consensi e dissensi e che ha determinato una dinamicità della politica unica nel suo genere.
Dopo essere stato sindaco di Savona e commissario politico garibaldino, Giovanni ha ricoperto anche il ruolo di consigliere provinciale, sempre per il Partito Comunista Italiano ed è stato senatore della Repubblica per ben quattro volte, dal 1972 al 1986.
All’atto di scioglimento del PCI, dopo la “svolta della Bolognina” attuata da Achille Occhetto, scelse di aderire al Partito Democratico della Sinistra (PDS).
Le distanze con le compagne e i compagni che invece davano vita al “movimento” prima e al “partito” poi della Rifondazione Comunista aumentarono, ma i momenti di incontro in pubblici dibattiti, alle feste e in molte altre occasioni non vennero mai meno e mai venne meno la reciproca stima proveniente da una lunga vita comunista.
Proprio due anni fa aveva raccolto in un libro dal titolo emblematico, che riassumeva proprio tutta la sua esperienza politica e sociale, “Perché non posso non dirmi comunista”, una serie di suoi scritti con la prefazione di Bruno Marengo insieme al quale, con altri giovani di allora come Umberto Scardaoni, aveva contribuito allo sviluppo del Partito Comunista Italiano a Savona e in provincia.
Al momento della trasformazione dei Democratici di Sinistra in un soggetto che abbandonava quella caratterizzazione (“sinistra”), per trasformarsi nel PD, decise di non aderirvi.
Ma il suo non fu un ritirarsi a casa: continuò la militanza politica, civile e sociale in Sinistra Democratica prima, nella conseguente evoluzione in Sinistra Ecologia Libertà poi e, infine, in Sinistra Italiana.
Nel ricordare oggi Giovanni Urbani, Rifondazione Comunista esprime le sue più sentite condoglianze alla famiglia, alle compagne e ai compagni di Sinistra Italiana.
Ciao Giovanni, ti sia lieve la terra.

LA SEGRETERIA PROVINCIALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

3 settembre 2018

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