Altri 1000 disoccupati in provincia di Savona

I dati dell’Osservatorio del lavoro sulla crisi economica fotografano un aggravarsi della crisi occupazionale per tutta la nostra provincia

Sul fronte dell’occupazione, i dati in provincia sono sempre più drammatici: 1090 disoccupati nel quarto trimestre del 2014. Secondo l’Osservatorio del mercato del Lavoro dell’amministrazione provinciale, nelle sole due settimane di fine novembre e inizio dicembre, il numero delle persone ufficialmente entrate nello stato di disoccupazione, sono più che raddoppiate rispetto a quelle che ne sono uscite: 342 in ingresso e 167 in uscita, dei quali 43 coloro che hanno terminato la mobilità, con solo 4 lavoratori reinseriti nel mercato del lavoro, ovvero che hanno trovato un’altra occupazione.
Complessivamente a fronte di 342 nuovi iscritti alle liste di chi cerca lavoro, i nuovi occupati sono stati 119. Il confronto con i dati delle stesso periodo dell’anno scorso, evidenzia la sostanziale stabilità nei flussi d’ingresso e la diminuzione di quelli in uscita. Ad entrare nello stato di disoccupazione sono soprattutto giovani, dai 20 ai 40 anni, con il maggior numero di iscritti nel Centro per l’impiego di Savona, seguito da Albenga e Carcare.

Dei nuovi iscritti, il 78,9% in precedenza aveva un’occupazione nelle qualifiche delle professioni commerciali e servizi. Secondo l’Osservatorio della Provincia, il livello di istruzione è medio basso e le qualifiche rientrano in quelle di tipo esecutivo.

I comparti di attività economica, dove c’è stato il maggior numero di cessazioni di contratti sono quelle del personale domestico delle famiglie, nell’agricoltura, alberghi, bar e ristoranti, oltre che a quello dell’istruzione. Di conseguenza le figure professionali in uscita dal mercato sono quelle tradizionali del bracciante agricolo, delle badanti, dei camerieri, oltre che agli insegnanti. Il Centro per l’impiego di Albenga ha fatto rilevare il maggior numero di cessazioni di rapporti di lavoro, imputabile principalmente alla fine dei rapporti a termine in agricoltura e nell’istruzione. 

MICHELE COSTANTINI

da La Stampa