Una legge di iniziativa popolare per la Scuola della Costituzione

Cancelliamo la “ Buona Scuola” è lo slogan della campagna raccolta firme, ma la “ Buona Scuola”, legge 107 del 2015 concepita dal Pd, ha radici lontane. A lei si è potuti arrivare attraverso un lento e graduale smantellamento del puzzle che sosteneva una idea di scuola e di società basata sul rispetto e sulla applicazione dei dettami della Costituzione, nata dalla mediazione tra le tre tradizioni di pensiero presenti nella Costituente: quella cattolico-democratica, quella democratico-liberale e quella socialista-marxista.

Si può definire la più grande riforma della scuola italiana quella del 1962, l’introduzione della Scuola Media Unica ( governo Moro- Nenni).

Questa riforma, ispirata alla Costituzione, ha eliminato l’avviamento professionale dopo la scuola elementare, una divisione per censo dei cittadini italiani, una divisione di classe che obbligava chi non poteva permettersi il proseguimento degli studi e in seguito un lavoro di pregio, a veder tracciata la sua vita, senza alcuna speranza già a dieci anni.

Ecco rispettato l’articolo 3 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Compito dello Stato è rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, e quindi quello di istituire biblioteche pubbliche, tutoraggio e quant’altro per garantire che gli studenti partano da condizioni di effettiva parità.

Questo articolo è emblematico della composizione largamente popolare della costituente: nel primo comma vengono riaffermati i principi di libertà individuale di stampo liberale; nel secondo l’attenzione si sposta sul sociale per volere dei partiti di sinistra (Partito Comunista e Partito Socialista) e della Democrazia Cristiana.

Le riforme post ’68 hanno continuato un percorso di apertura ed inclusione di tutti con la “ Semplificazione degli esami finali delle superiori e la liberalizzazione degli sbocchi universitari” Prima solo il liceo classico dava accesso a tutte le facoltà universitarie.

La “ Riforma Brocca” ( metà anni ’80) prevista per il biennio delle superiori e rimasta sperimentazione, ha portato una ventata di rinnovamento e di energia nella scuola italiana stimolando progetti, aggiornamenti, convegni, libri di alto livello come quelli di “ La Nuova Italia” concepiti su di una idea di “sapere unico” e collegato dalla interdisciplinarietà.

La scuola media e la scuola elementare hanno dato il massimo di sé in quegli anni di ” Tempo prolungato” e “ Tempo pieno”.

Ma siccome era troppo bello per durare… i governi Berlusconi e quelli di centro-sinistra che si sono susseguiti hanno cominciato ad incrinare e a dare spallate ad una idea di scuola pubblica, inclusiva e almeno ufficialmente laica.

Solo ufficialmente laica, perchè quando è stata pensata – durante il fascismo – ‘l’ora di religione’ (nella scuola primaria sono adirittura due) era l’insegnamento di quella che era religione di Stato. Si è dovuto arrivare al 1984, con la revisione del Concordato, per definire il nostro Paese laico, ma invece che cogliere l’occasione per abolire l’insegnamento della religione cattolica a scuola, è stato creato un mostro giuridico, con insegnanti scelti dal vescovo e pagati dallo Stato e scelte opzionali che spesso risultano obbligatorie per l’impossibilità di gestirle.

Gli insegnanti di religione cattolica costituiscono ormai un canale privilegiato dentro la scuola, e quest’ anno faranno parte della commissione degli esami di stato del primo ciclo come i colleghi delle materie obbligatorie.

IRC e CREDITO FORMATIVO. ( O.M. Di Luigi Berlinguer del 1999)

Nel 1999 l’IRC è stato inserito tra le materie che contribuiscono a crear il credito formativo che concorre al punteggio finale dell’esame di stato del secondo ciclo. Quindi materia opzionale, ma molto utile.

Scelta opzionale vincolante per tutto il corso di studi. (Circolare Moratti del 2001) Stabilisce che la scelta effettuata a proposito dell’Irc il primo anno di un ciclo scolastico è da considerarsi valevole per tutto il percorso successivo..

Della ministra Moratti la CGIL scuola a suo tempo aveva detto : “Riporta l’orologio del nostro Paese indietro di decenni, quando studiare era privilegio di pochi e lavorare precocemente certezza per tanti”.

Due nodi cruciali dei cambiamenti inseriti nella visione della scuola italiana sono stati “L’autonomia scolastica” e la “ Parità pubblico – privato”

Autonomia scolastica

Con l’autonomia scolastica ad opera del governo Prodi, nel 1997 viene introdotto il concetto di flessibilità. Non certo però flessibilità a favore del lavoratore, ma a favore dell’istituzione scolastica che può fare un “ uso flessibile” del lavoratore.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a trasferimenti e collocazioni “ selvagge” dal Sud al Nord e viceversa, di insegnanti che hanno dovuto separarsi dalla famiglia per mantenere il posto di lavoro.

Autonomia ha significato la possibile apertura verso la chiamata diretta degli insegnanti da parte del preside divenuto dirigente- manager. Non solo possibilità di chiamare gli amici, ma di servirsi di insegnanti non sindacalizzati e disponibili al volere della dirigenza.

Il dirigente nomina i suoi collaboratori, gestisce il Fondo di Istituto e può fornire poche garanzie alla libertà di insegnamento e alla qualità dell’istruzione, inoltre assegna il bonus per il merito, sulla base di criteri scelti dal comitato di valutazione di cui fa parte.

Avanza una progressiva cultura dell’aziendalizzazione. Ma il vero fallimento dell’autonomia è l’aver delegato ai singoli enti locali e ai loro bilanci diseguali la riuscita della realizzazione del progetto in materia di istruzione, perchè proprio le aree più bisognose di recuperare lo svantaggio culturale son quelle prive di mezzi.

La “Buona Scuola” ha inoltre introdotto lo “School Bonus”, ovvero donazioni effettuate da privati (che potranno usufruire di un credito imposta), anche con questo strumento si incrementa la disparità tra scuole di territori diversi in particolare il divario tra Nord e Sud.

Di per sé il termine autonomia è una parola accattivante che evoca la libertà di pensiero, il non dover sottostare ai dettami del potere. In realtà, a parte qualche caso ha costituito un peggioramento delle condizioni di insegnamento e di studio, data la progressiva diminuzione della spesa pubblica per l’istruzione e una evoluzione verso un modello privato di scuola. Sono diminuite le risorse ed è aumentata la concorrenza tra gli istituti.

Parità pubblico privato

Nel 2000 la Legge firmata dal ministro Berlinguer, all’articolo uno inseriva nel sistema nazionale di istruzione le scuole statali e le scuole paritarie private, alla pari. E non solo, all’articolo tre riconosceva a quest’ultime il loro ruolo di servizio pubblico.

Gli articoli 3, 33, 34, 38 e 117 della Costituzione sono tra loro legati per quanto riguarda la materia scolastica: Pari dignità dei cittadini, libertà di insegnamento, scuola aperta a tutti, diritto allo studio, Stato come strumento adatto a rimuovere le differenze sociali..

L’articolo 33 è il primo articolo della Costituzione in cui si parla esplicitamente di istruzione.

Il primo comma si può leggere come una reazione al fascismo, e ribadisce la libertà dell’arte e della scienza e la libertà dell’insegnamento, infatti recita così : “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

Il secondo comma stabilisce che è compito dello stato il dettare norme generali sull’istruzione e istituire scuole statali di ogni ordine e grado, questo è un punto fondamentale anche per la laicità della scuola, così come il comma seguente. Bisogna ricordare che quasi tutte le scuole private italiane erano (e sono tuttora) gestite da organizzazioni ecclesiastiche.

Il terzo comma è stato tra i più controversi nella votazione dell’Assemblea Costituente, in particolare per la dicitura “senza oneri per lo stato”. Torna qui alla ribalta l’annoso problema delle scuole private, già presente all’inizio del secolo. Lo Stato stabilisce un “trattamento scolastico equipollente”, ma non economico. Lo Stato secondo quanto affermato dalla Costituzione non dovrebbe finanziare le scuole private.

L’art. 34 stabilisce che la scuola è aperta a tutti. Questa affermazione è di grande importanza in questi anni di immigrazione anche – i bambini anche quelli senza cittadinanza hanno diritto all’istruzione pubblica. Il secondo comma stabilisce l’obbligo scolastico in 8 anni. La scuola elementare e media sono quindi gratuite e obbligatorie. Già Gentile aveva stabilito in 8 anni l’obbligo, ma come abbiamo visto solo sulla carta. La Costituente decide di inserire la questione addirittura nella Costituzione, a ribadirne e accrescerne l’importanza. Notare la dicitura almeno: questo vuol dire che successive leggi potranno aumentare questo obbligo minimo.

L’art. 38 non parla specificamente di istruzione ma al terzo comma recita: “Gli inabili e i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale”.

L’art. 117 è molto importante perché tratta temi attualissimi. Esso stabilisce infatti quali siano i poteri legislativi dello Stato e quali quelli delle Regioni (anche se, non bisogna dimenticare, le Regioni sono state istituite di fatto solo nel 1970). Questo articolo è stato cambiato da una modifica costituzionale del Titolo V nel 2001. E’ importante perché stabilisce i rapporti tra scuola secondaria e formazione professionale, assegnando alla regione l’istruzione artigiana e professionale e l’assistenza scolastica. La modifica apportata nel 2001 è di grande importanza per la scuola, perché sostanzialmente sposta la potestà legislativa sulla scuola dallo Stato alle Regioni.

La scuola della Repubblica deve dunque garantire due libertà: quella di accesso e quella di insegnamento.

Per la Costituzione la libertà è garantita anche ai privati, purchè senza oneri per lo Stato.

In una scuola privata però non vige la libertà di insegnamento poiché prevale il progetto educativo sulla base del quale è stata istituita la scuola. I due sistemi, pubblico e privato, hanno obiettivi e finalità diverse e non possono integrarsi.

Il concetto di sistema integrato rovescia il dettato costituzionale e tende a costituire un sistema scolastico di cui fan parte pubblico e privato. Uno stravolgimento della Costituzione.

Di qui è nato un progressivo prosciugamento delle risorse della Scuola pubblica in favore delle Scuole Paritarie private, tanto da arrivare nel 2017, con “La Buona Scuola” ad assegnare alle Scuole paritarie 575 milioni di Euro.

RIUNIFICAZIONE MPI ( ministero pubblica istruzione) e MINISTERO UNIVERSITA’ E RICERCA. 2001 ( governo Berlusconi)

Nasce il MIUR ( ministero istruzione università e ricerca) e SPARISCE IL PUBBLICO

La “ Buona Scuola”

La riforma nasce, ad opera del governo Renzi, nel 2015. Viene definita un modo nuovo di vedere e vivere la scuola partendo dallo studente. Questa visione di scuola mette al centro di tutto il concetto di autonomia scolastica. Il termine autonomia, nei vari capitoli della legge, compare 42 volte. E’ il definitivo tassello di un mosaico pianificato dai vari ministri del MIUR dal ’97 ad oggi: Berlinguer, Moratti, Fioroni, Gelmini, Giannini.

Il concetto di autonomia scolastica assorbe tutti gli altri, dà loro un senso concreto, un riferimento, una giustificazione.

E’ ormai un pilastro che non viene mai messo in discussione e sostiene tutti gli interventi normativi:

  1. la trasformazione della scuola in impresa attraverso un progressivo svuotamento della Costituzione;
  2. definitivamente sparita l’idea di una scuola formativa, trasformata in un gigantesco apprendistato senza anima e senza futuro;
  3. (..) Il dirigente scolastico diventa un leader educativo e individua i docenti col curriculum più adatto;
  4. (..) L’operato dei capi di istituto sarà sottoposto a valutazione e il risultato influirà sulla retribuzione aggiuntiva;
  5. (..) Il curriculum diventa flessibile e l’alternanza scuola – lavoro esce dalla occasionalità e diventa strutturale.
  6. E’ obbligatorio svolgere 400 ore nel triennio dei tecnici e professionali e 200 nei licei da togliere allo studio e regalare ad un lavoro gratuito.
  7. Scatta la detraibilità delle spese sostenute dalle famiglie i cui figli frequentano una scuola paritaria, come non bastassero i fondi dati alle paritarie ( da 272 milioni a 500)

L’ultima trappola della “Buona scuola” è l’inserimento degli insegnanti di IRC negli esami di stato di terza media. L’ultimo atto di un processo sotterraneo-iniziato con il rinnovo del sistema concordatario ( legge 121 del 1985) per recuperare all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche il ruolo di “materia obbligatoria” con diritto all’esonero.

Restano da chiarire tutte le ambiguità del ruolo e della funzione degli insegnanti che da quest’anno saranno presenti.

La LIP

L’iniziativa pubblica organizzata dal PRC il 15 giugno, vuole informare e stimolare un dibattito su questa proposta di legge la cui prima stesura, che aveva raccolto 100.000 firme, risale al 2006.

Un movimento di insegnanti, associazioni e comitati aveva cercato di contrastare senza essere ascoltato il passaggio parlamentare della “Buona Scuola” nel 2015. Ora si ritenta la strada della proposta di legge popolare.

Questa legge esprime una idea di scuola, una visione della società assai diversa da quella espressa dalla “Buona scuola”, una ventata di collegialità che non ricordavamo da tanto.

  • Il sistema educativo della pubblica istruzione, si legge, si ispira a principi di pluralismo, laicità, democrazia e inclusione.
  • Il sistema scolastico “ è finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona umana” secondo i principi della Costituzione, della Dichiarazione universale dei diritti umani della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia. Se si scorre il testo, le finalità generali, notiamo subito l’acquisizione consapevole di saperi (conoscenze, linguaggi, abilità, atteggiamenti e pratiche di relazione), visti come aspetti del processo di crescita e di apprendimento permanente, con una attenzione costante all’interazione ed all’educazione interculturale.
  • La LIP inoltre non prevede finanziamenti statali per le scuole private e prevede invece finanziamenti per l’educazione degli adulti. Ritorna il concetto di “ educazione permanente”.
  • (..) Garantisce nell’intero percorso scolastico il rispetto della libertà religiosa e di pensiero.
  • L’insegnamento della religione cattolica, garantito a chi ne faccia richiesta ai sensi dell’articolo 9 del Concordato e dei successivi provvedimenti attuativi, è collocato in orario extracurricolare.
  • Cerimonie religiose e atti di culto non hanno luogo nei locali scolastici, né in orario scolastico.
  • La legge insomma, si regge su principi di uguaglianza, laicità, pluralismo e inclusione e non sull’idea di sottoporre l’interesse del cittadino alla logica dell’impresa e del mercato.

E’ evidente come scuola, cultura e diritti siano intrecciati tra loro. Il nuovo ministro dei Beni culturali ( MIBACT) Alberto Bonisoli, sostiene che cultura e turismo saranno in futuro i principali datori di lavoro. E in un Paese come l’Italia, che detiene il record di maggior numero di patrimoni dell’umanità dell’UNESCO nel mondo con 53 Beni nella lista, è incredibile che ciò non sia già in atto. Ma è alla scuola pubblica che spetta l’onere della formazione culturale e della sensibilità dei cittadini.

Prima delle elezioni, chi ora è al governo aveva dichiarato che la scuola non era una priorità.

Speriamo che il nuovo ministro del MIUR, Marco Bussetti, non la pensi allo stesso modo

LICIA CESARINI
MAURIZIA NICHELATTI

25 giugno 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *