Tagli e tigli

Dedicato ai pionieri dell’industria savonese, Giuseppe Tardy e Stefano Benech che nel 1861 fondarono l’omonima fabbrica metallurgica, corso Tardy e Benech era un viale alberato costituito da un doppio filare di quello che volgarmente chiamiamo “pino domestico”.

Ho usato il passato, perché da ieri quei pini, piantati agli inizi degli anni ’60, non ci sono più. Tagliati dal Comune per una serie di criticità elencate nella relazione dell’agronomo: “danni alle coperture stradali; danni a manufatti sollevati (scalzati) dalle radici; cedimento per ribaltamento della zolla radicale; cedimento del fusto o di parti di esso; rottura e cedimento di rami appesantiti da carichi aggiuntivi (neve/pioggia/vento)”.

L’Assessore Pietro Santi elencò le problematiche in una Commissione (2 marzo 2017) cui fece seguito un sopralluogo dei componenti della stessa Commissione. Non solo, venne sollecitato anche l’intervento di un tecnico, di opinione contraria rispetto al taglio, disponibile però a mettere le sue controtesi “nero su bianco”. Che sappia io nessuno si fece avanti e da ieri è iniziato il taglio dei pini che verranno sostituiti da dei meno invasivi tigli. Un colpo al cuore.

Rimango, tuttavia, convinto che l’unico modo per salvare gli alberi fosse quello di trasformare corso Tardy e Benech in “parco Tardy e Benech” ovvero un parco urbano, ma questo, oltre a ridefinire una nuova viabilità (comunque non semplice), avrebbe messo in discussione il nostro stile di vita, il fatto di avere il parcheggio sotto casa, di arrivare con l’auto sotto il portone. Ed è un peccato perché col “parco Tardy e Benech” ne avrebbero giovato i pini, l’ambiente, il commercio e la vivibilità di una città che dovrebbe essere a misura d’uomo e non a misura d’auto.

Invece dopo i tagli al sociale, alla cultura, al trasporto, al personale, è arrivato anche i tagli dei pini. Savona sempre più città insostenibile.

MARCO RAVERA
Capogruppo “Rete a sinistra – Savona che vorrei”

Savona, 5 giugno 2018

foto di Marco Ravera

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