Mondo Marine all’asta. Servono garanzie per i lavoratori

Questa la notizia: “Savona – Tre milioni di euro”. Tanta è la valutazione effettuata dai periti sul valore del ramo aziendale Mondomarine di lungomare Matteotti. Tre milioni che comprendono impianti, macchinari ed attrezzature per la produzione, oltre ai marchi aziendali (Mondomarine e Campanella), arredi del cantiere, know how e i 55 contratti di lavoro in essere e che risultano alla base d’asta fissata per il 13 giugno prossimo in tribunale.

L’avviso di vendita redatto dai tre curatori fallimentari di Mondomarine (Stefano Pasquali, Maurizio Ferro ed Alberto Marchese) è stato pubblicato nei giorni scorsi e di fatto completa un percorso fallimentare cominciato con l’assegnazione in affitto del complesso aziendale alla Palumbo Savona Superyachts di Napoli che ha permesso all’importante cantiere savonese di continuare ad operare.

E proprio la Palumbo ha già fatto pervenire un’offerta di tre milioni di euro per rilevare il cantiere alla scadenza del contratto del 30 giugno. Ma a quella data la storia potrebbe già essere scritta. La procedura prevede lo svolgimento di una gara informale nel caso arrivassero due o più offerte sul tavolo dei curatori fallimentari. E in quel caso il rilancio minimo sarà di 100 mila euro. Ma l’eventuale aggiudicatario dovrà, inoltre, sottostare a due condizioni: partecipare alla gara indetta dall’autorità di sistema per il rilascio della concessione demaniale e, non da meno, mettere in sicurezza capannoni e strutture «in materia di igiene, salute e sicurezza pubblica».

Si può notare questo:

Palumbo Group è un’azienda del ramo che dalla sede originaria di Napoli ha esteso i propri cantieri in tutto il Mediterraneo da Malta a Marsiglia e al momento del fallimento di Mondo Marine ha provveduto ad affittare per sei mesi il ramo d’impresa come riportato dalla nota giornalistica.

Premesso che la situazione nella quale si è venuto a trovare lo storico cantiere savonese è stata derivata esclusivamente da imperizia (si può presumere anche colpevole) nella conduzione finanziaria e non da ragioni tecniche riguardanti il livello di tecnologia e la produzione è necessario immediatamente chiarire ulteriori due punti oltre a quelli già citati della concessione demaniale e della messa in sicurezza del cantiere: il mantenimento del livello tecnologico per consentire di proseguire in una produzione di alto livello e le garanzie occupazionali nel loro insieme (numero dei dipendenti, loro collocazione in azienda, ecc.).

Si sta giocando un’altra partita difficile e complessa nel mantenimento di un minimo di struttura industriale nella nostra Provincia: è necessario, soprattutto da parte del sindacato e delle istituzioni, rendersi conto dell’importanza di questa operazione e avviare il confronto con l’azienda avendo a cuore prima di tutto i lavoratori e il mantenimento della funzionalità del cantiere sul piano produttivo.

FRANCO ASTENGO

14 maggio 2018

foto tratta da: Ivg.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *