Anche l’Asset di Altare nel tritatutto delle delocalizzazioni

La crisi lavorativa nella provincia di Savona ha raggiunto livelli altissimi negli ultimi anni, tanto da ottenere dal Ministero il riconoscimento di Area di crisi complessa, con successive pratiche amministrative e soprattutto fondi in grado di attirare sul nostro territorio nuove aziende che rilancino il tessuto lavorativo. Un lavoro importante questo, che sebbene spesso svariati parlamentari in campagna elettorale abbiano provato ad intestarsi, è da attribuire quasi esclusivamente al lavoro dei sindacatati.

Eppure, nonostante tutto questo, la Valbormida rischia di perdere l’ennesimo pezzo di attività industriale: l’azienda Asset Italia di Altare, del gruppo tedesco Brita, ha infatti deciso di delocalizzare l’attuale stabilimento nella provincia di Varese, sostenendo innanzitutto che in Valbormida non si riesca a trovare un sito adatto alle nuove lavorazioni, che ci sono le polveri di carbone e infine che la società stessa non abbia ricevuto risposte dalle istituzioni! Curioso, dato che l’iter per l’Area di crisi complessa sia ormai avviato e la stessa Asset abbia partecipato alla prima chiamata per beneficiare degli incentivi derivanti da tale situazione.

In questo classico e scellerato caso di delocalizzazione da una regione all’altra, sono in gioco 41 posti di lavoro, con persone che si troveranno a scegliere tra una trasferta improbabile di oltre 200 km e il licenziamento. I dirigenti di Asset, oltre a fotografare i lavoratori in sciopero, non hanno intenzione di tutelare gli attuali posti lavorativi, fregandosene del loro futuro.

Sta diventando normale una cosa che in realtà non può esserlo: non si gioca con la vita delle persone per questioni di bilancio o di profitti.

Difficile che con tali presupposti la situazione si riesca a risolvere per il 19 marzo, data in cui quasi certamente Asset sancirà il mancato accordo con le parti. Nonostante il lavoro della FIOM che sta seguendo la vicenda con tutti i passaggi possibili anche provando a coinvolgere le istituzioni, e sebbene siano arrivate molte offerte di siti da migliaia di metri quadrati come quelli di Dego di proprietà della famiglia Rapetti e della Emi Bagnasco per poter evitare la “migrazione”, sembra che non ci sia modo di smuovere l’azienda. Con buona pace delle persone coinvolte.
Rifondazione Comunista è e sarà al fianco dei lavoratori, del sindacato che sta affrondando questa dura vertenza e appoggerà ovviamente qualsiasi forma di lotta che potrà essere effettuata a difesa del posto di lavoro e della sua funzione sociale.

FABRIZIO FERRARO
Segretario provinciale Rifondazione Comunista – Savona

MARCO CHIRIACO
Responsabile provinciale lavoro

STEFANO RESSIA
Circolo “Bella Ciao” – Rifondazione Comunista – Cairo Montenotte

10 marzo 2018

foto tratta da Ivg.it

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