Le parole proibite di Giorgio Cremaschi: “Sfruttamento”, “Ricco” e “Pubblico”

Giorgio Cremaschi ritorna a Savona e questa volta lo fa per la campagna elettorale di “Potere al Popolo!“. Entra subito nel merito delle questioni: del resto, la serata cui è stato invitato si intitola “Lavorare meno, lavorare tutti“. A parità di salario, si intende. La proposta di “Potere al Popolo!” infatti è ridurre l’orario di lavoro a 32 ore settimanali senza decurtare gli stipendi.
Anche questa è una di quelle proposte “proibite” che in televisione passano rararemente perché raramente viene invitato qualche esponente di “Potere al Popolo!”.

Trascriviamo di seguito l’intervento che Giorgio Cremaschi ha tenuto nella Sala Rossa del Comune di Savona ieri. Se preferite vedere il video, ecco qui il collegamento su Facebook.

Oscuramento
La nostra lista è quella più oscurata e censurata fra tutte quelle che si presentano alle elezioni del prossimo 4 marzo. Nemmeno i fascisti sono fatti oggetto di censura. Anzi.
La censura su di noi è un fatto vergognoso: uno dei perché è certamente il fatto che non sanno bene come collocarci perché siamo fuori dal teatrino della politica. I grandi giornalisti sono molto pigri e fanno fatica a spiegare cosa siamo: non siamo una costola di un bel niente. Siamo una forze diversa da tutte le altre.
Ma la censura più grave è la censura sulla questione sociale. Nessun’altra forza politica la mette al centro: la profonda ingiustizia che questo Paese vive. I ricchi e la finanza hanno acquisito un potere smisurato e i lavoratori e i poveri ne hanno perso altrettanto.

Prima parola: “Sfruttamento”
E su questo noi usiamo un linguaggio “proibito”. La prima parola che non sentirete mai in televisione è: “sfruttamento”. Nessuno in tv parla dello sfruttamento del lavoro.
Fino a poco tempo fa la diga dei diritti dei lavoratori si teneva in piedi. Il jobs act non è l’unico responsabile, è la legge che ha dato la martellata finale ad una diga incrinata e ha aperto una valanga di schiavismo. Come si fa a considerare lavoro, nel senso costituzionale del termine, il lavoro del tre, quattro, cinque euro a l’ora?
Raccontano una montagna di sciocchezze su questo: tutti i dati ci dicono che per un posto di lavoro a tempo indeterminato (che restano precari perché, senza l’articolo 18, possono essere licenziati in qualsiasi momento senza reintegra) ve ne sono almeno nove precari.
A Parma 5.000 persone in concorso per 1 posto di infermiere. Ciò ci da la cifra della drammaticità della questione sciale che in televisione, ovviamente, non passa come argomento centrale della questione politica.
Questi vergognosi contratti precari sono lo schiavismo trasformato in legge e hanno persino cambiato la legislazione dell’ISTAT, su indicazione della UE: si può conteggiare come lavoratore anche chi è occupato per una sola ora alla settiamana. Oggi, in Europa e in Italia è considerato occupato chi lavora un’ora solo su sette giorni.
Questo è un ritorno indietro terribile per i diritti dei lavoratori. Rispetto all’Italia degli anni ’50 e ’60, prima ancora dell’approvazione dello Statuto dei lavoratori, noi siamo andati molto più indietro. Ormai esiste il “lavoro gratuito”.
Bisogna dimostrare di essere “disposti” a lavorare: quindi il diritto lascia il posto al sacrificio e al merito. Secondo i liberisti moderni devi “meritare” di lavorare, di vivere.
La “buona scuola” educa i giovani alla schiavitù dicendo che devono imparare a lavorare gratis. Non c’è niente di più incostituzionale di questo: dell’alternanza scuola-lavoro.

Giorgio Cremaschi e Marco Ravera

Sfruttamento totale
Tutto questo viene cancellato, perché nessuno in tv a parte noi usa la parola “sfruttamento del lavoro”, ma nemmeno dello sfruttamento delle risorse ambientali sentirete parlare. Lavoro e ambiente si legano, sono l’essenza della vita. L’ambiente viene consumato: usa e getta. Non solo le persone, ma anche i materiali diventano “usa e getta”.
Si pensi al deragliamento in Lombardia di quel treno che è uscito dai binari marci e tre donne, tre lavoratrici sono state ammazzate – perché questi sono omicidi e non morti accidentali – perché i materiali si usano fino al loro logoramento.
Ecco, questa è la società dello sfruttamento. Si usa qualunque persona o cosa fino alla fine della sua potenzialità di utilizzo.

Seconda parola: “ricchi”
La seconda parola, persino più sconveniente di “sfruttamento”, è un concetto che fa trasalire: “ricchi”. Non si può dire la parola “ricchi”. Magari si deve dire “diversamente poveri”… Eppure i ricchi ci sono: in Italia abbiamo un dilagare della povertà, dal 2007 ad oggi è più che raddoppiata.
Non potersi curare è povertà. Non poter lavorare è povertà. Ci sono 18.000.000 di persone in Italia a rischio povertà. 7.000.000 di italiani sono ufficialmente poveri e 4 milioni non riescono a comperare da mangiare quotidianamente.
Come mai questa povertà è così diligata?

Il vero antifascismo
Nella storia d’Italia una così vasta area di povertà non c’è mai stata. Nel 1945 abbiamo chiuso la pagina del disastro della guerra fatta dal fascismo, e qui lo dico solo una volta, chiaramente: le organizzazioni fasciste, Casapound e Forza nuova, devono essere messe fuorilegge! Sandro Pertini disse a Genova nel 1960: “Impedire ai fascisti di fare comizi in piazza è un dovere degli antifascisti!”. Chi come il governo, in questi giorni, di fronte a questi giovani di Napoli e Genova, scatena la polizia, fa i rastrellamenti e permette ai neonazisti ai neofascisti di fare i comizi, ha perso qualsiasi patente di antifascismo! Non si può essere antifascisti e stare con Minniti!

La crisi peggiore
Chiudo questa parentesi perché ho dovuto citare il 1945… Nel 1955, dieci anni dopo, il Paese era sostanzialmente ricostruito. Noi abbiamo invece iniziato a conoscere la crisi economica odierna nel 2007. Sono passati undici anni e stiamo peggio di prima.
E qui c’è una sola spiegazione: il dilagare della disoccupazione, del lavoro da schiavi, della povertà deriva da un colossale furto dei ricchi nei confronti degli sfruttati, nei nostri confronti. Il tutto fatto con la complicità di un potere politico.
La globalizzazione è forte, certamente, ma lo Stato cosa deve fare allora? Negli anni ’70 il mondo del mercato era fortissimo eppure abbiamo conquistato dei diritti, abbiamo fatto approvare legislazioni che proteggevano i lavoratori e le lavoratrici.
Quando il mondo del lavoro era forte c’era una maggiore giustizia sociale. Poi è girata la ruota: l’economia mondiale si è espansa e davanti alla globalizzazione, con i lavoratori in posizione di più debolezza, gli Stati non hanno prodotto alcun nuovo stato sociale. Hanno fatto solo leggi a favore dei ricchi, a favore della grande finanza.
I danni peggiori al mondo del lavoro li hanno fatti i governi di centrosinistra, non Berlusconi. Lui avrebbe voluto arrivare a fare certe politiche liberiste sfrenate. Ma il compimento di queste politiche lo ha fatto il centrosinistra, cioè la parte che avrebbe dovuto proteggere i più deboli.
E’ una classe politica venduta. Non è detto che sia comprata, perché i padroni sono anche schizzinosi. Loro sono psicologicamente venduti ma non comprati.
Questa situazione ci ha condotto verso una catastrofe economica e anche politica che ha condotto grandissima parte del popolo a perdere qualunque fiducia nei confronti di chi aveva giurato di proteggere i diritti dei più deboli.

La guerra tra i poveri
Ci fanno credere che il debito pubblico sia causato dai lavoratori, dai pensionati che “se la godono”. I pensionati sono sfruttatori dei giovani secondo i liberisti e i lavoratori privati, quelli che hanno l’articolo 18, sono – secondo l’esempio fatto dall’economista Pietro Ichino – come i bianchi dell’Apartheid, mentre gli altri sono come i neri prima di Mandela.
Però, io vedo una contraddizione in questo ragionamento e una certa confusione mentale, perché quando Mandela ha vinto le elezioni e ha abolito il segregazionismo dell’Apartheid, non ha tolto i diritti ai bianchi ma ha esteso i diritti dei bianchi anche ai neri!
Mentre Ichino ha tolto i diritti ai bianchi e ha detto siete tutti schiavi allo stesso modo, questa è la mia uguaglianza! Ecco, questo è il modo di ragionare che ci hanno imposto e che ci propinano ogni giorno in televisione.
Ci educano così alla guerra tra i poveri, perché prima che l’odio su cui investono le destre c’è questa guerra tra i poveri costruita sull’idea che i pensionati sottraggono il lavoro ai giovani, i lavoratori pubblici lo sottraggono a quelli privati, i lavoratori privati lo rubano ai precari e poi tutti pensano: ci rubano il lavoro i migranti.
Io non ho mai visto, nella mia lunga esperienza sindacale, un lavoratore perdere il lavoro perché è arrivato qui un migrante, mentre ho visto migliaia di lavoratori perdere il lavoro perchè a migrare sono le fabbriche, perché le multinazionali delocalizzano e i governi da oltre vent’anni non fanno niente.

Terza parola: “Pubblico”
E qui, allora, c’è la terza parola, anche questa proibita, messa in campo più volte: “pubblico”. Bene pubblico. Stato pubblico. Bisogna aggiungere la parola “pubblico” allo Stato oggi perché lo Stato c’è, esiste, ma lavora per il privato, è una sorta di SPA, lavora come una compagnia di affari per le grandi multinazionali.
E’ stato smantellato un patrimonio statale enorme in questi decenni senza guadagno per la popolazione, soltanto facendo guadagnare i padroni e le grandi imprese.
Fabbriche, servizi, telefoni. Eravamo all’avanguardia con la Olivetti ed invece è stata fatta morire sotto la grande scalata al mercato della telefonia.
Quando De Benedetti e Colaninno cominciaro a smantellare Olivetti per fare Omnitel, mi ricordo che un certo presidente del consiglio di allora, Massimo D’Alema, leader oggi di una formazione “nuovissima” di sinistra, disse: “Io mi fido di De Benedetti e Colaninno”. Ecco, io da allora – ed anche da prima – non mi fido di D’Alema.
La gente non si accorge nemmeno più di quanto i beni pubblici siano stati privatizzati: ogni volta che prendiamo l’autostrada, un bene pubblico dunque, perché la usiamo tutti, io do i soldi a Benetton. Perché li devo dare a lui? Perché non al mio Stato per farci case, scuole ospedali?

Privatizzazioni a tutto spiano
Perché servizi che sono in attivo vengono regalati ai privati? Perché il lavoro viene sempre messo in contrapposizione all’ambiente e viceversa? Perché questo problema, come molti altri, devo affidarlo ai privati piuttosto che allo Stato? Perché i privati faranno come le cavallette: distruggeranno il lavoro e non risaneranno l’ambiente. Voi qui a Savona potete scrivere un libro sulle fabbriche inquinanti che non sono state risanate.
Bisognerà fare prima o poi un “bilancio sociale” delle privatizzazioni, perché ci hanno sempre spiegato che si privatizza laddove non funziona il privato. Invece si privatizza soltanto per creare profitto e sottrarre ricchezza al pubblico.
La parola “pubblico” invece noi la usiamo: siamo contro tutte le privatizzazioni di oggi e di ieri.
Lo Stato deve tornare ad essere lo Stato pubblico e sociale che torna ad intervenire nell’economia: non è vero che affidandoci al mercato, favorendo gli investimenti esteri, dovendo secondo lorsignori essere “attrattivi”, si sostengono i bisogni dei ceti popolari.
Per i ricchi l'”attrattività” è una forma di prostituzione sociale, rinunciare ai diritti più elementari del lavoro. Ma gli investimenti non arrivano ugualmente. La ripresa dell’economia non arriverà mai senza un gigantesco intervento pubblico: avremo ancora privatizzazioni e nessun miglioramento in campo lavorativo, previdenziale, sanitario, scolastico.

La sanità smantellata
In campo sanitario, ad esempio, in Lombardia il leghista Maroni si sta facendo la privatizzazione dei malati cronici: sono tre milioni di cittadini. Li vogliono togliere dal servizio del medico di base e affidarli ad una società unica: come per i migranti vogliono dareun tot per ogni malato e poi ovviamente sulla base di ciò deve fare profitto. Se tolgono tutte le medicine, il malato muore e non fanno profitti. Se le mantengono tutte, magari, disgraziatamente il malato persino guarisce e quindi peggio ancora. Questa è la mostruosità del capitalismo lombardo rappresentato dalla Lega di Salvini, il partito dei padroni.
Ma ce ne sono anche altri. In Toscana, un altro grandissimo esponente di LeU, il presidente della regione Rossi, ha operato la più grande chiusura degli ospedali di tutta Italia: sono stati chiusi molti reparti di maternità. Ci sono zone della civilissima Toscana dove le donne per partorire devono magari fare un’ora di macchina da casa loro al più vicino ospedale.

Diritto e merito
Siamo davanti quindi ad uno smantellamento del pubblico totale: è uno schema trasversale sul piano del colore politico, un percorso identico di distruzione di quei diritti sociali fondamentali scritti nella nostra Costituzione sottoposti alla brutale legge del mercato, con il suo corollario: la parola “merito”. E la si usa al posto della parola “diritto”: la Carta fondamentale dello Stato dice che abbiamo diritto alla casa, all’istruzione, alla sanità, al lavoro, non dobbiamo meritarceli, ci spettano come diritti di cittadini!
Se ciò che sta alla base della vita civile lo si mette al vertice e spieghi ai giovani che devono “meritarsi” di vivere, è evidente che siamo dentro ad una società incivile, barbara.

Un grande intervento pubblico
I soldi ci sono per cambiare tutto ciò ma sono in mani sbagliate: sono nelle mani dei ricchi, dei privati.
Noi quindi torniamo a dire che lo Stato deve tornare ad essere pubblico, deve tornare ad avere il suo vero ruolo democratico, popolare.
Se non ritorna in campo l’intervento statale non ci sarà una caduta della disoccupazione di massa. Tutti quelli che dicono altro, mentono sapendo di mentire. Abbiamo visto la nostra diversità che è enorme rispetto a tutte le altre forze politiche. Andate a leggere il nostro programma, confrontatelo con gli altri e vedrete che siamo gli unici a rifiutare il punto di vista del mercato e dei governi liberisti.

Giorgio Cremaschi e Checchino Antonini

La centralità della questione sociale
Noi non non riempiamo i nostri discorsi con termini come “impresa”, “competitività”, “mercato”: noi usiamo un linguaggio che è totalmente fuori da queste politiche e parliamo invece di “lavoro”, “sfruttamento”, “diritti”, “pubblico”.
La nostra battaglia non è fatta soltanto per entrare noi nella politica quotidiana ma per riportare dentro alla politica tutto ciò essa ha, in nome del mercato, espulso da sé stessa: la questione sociale.
La centralità rispetto al tutto della questione sociale: su questo noi misuriamo tutto il resto. Non basta parlare di “onestà”: chi ha fatto le peggiori politiche contro i lavoratori e i precari, contro i pensionati e tutti gli sfruttati sono persone oneste.
Se tu rubi cento euro si sà che sei un ladro, ma se tu rubi cento milioni di euro sei un grandissimo imprenditore, sei un super manager. Il numero legittima, la dimensione legittima.
Non basta nemmeno dire “legalità”: senza la giustizia, la legalità è sempre e solo la legalità dei ricchi. Noi prima della legalità vogliamo la giustizia. L’una senza l’altra non sono concepibili.

Votare contento
Potere al Popolo! è partito da poco ma ha tanta benzina nel motore, vogliamo spingere non solo noi stessi ma il popolo degli sfruttati. Sono venti anni che le televisioni e i giornali educano il popolo ad odiare sé stesso: dobbiamo invece ricostruire un popolo cosciente della sua situazione di sfruttamento, organizzandoci per entrare in Parlamento, per tornare ad essere il punto di riferimento naturale di chi non è un padrone, uno sfruttatore, un banchiere.
Proviamo a fare una cosa: io a queste elezioni vado a votare contento. E’ la prima volta dopo tanto tempo. A tutti quelli che dicono: “Io voto turandomi il naso”, “So che mi deluderanno… ma qual’è l’alternativa…”, diciamo: “Ma per una volta, prova a votare contento!”.

RED. / GIORGIO CREMASCHI
trascrizione del comizio tenuto nella Sala Rossa del Comune di Savona, 19 febbraio 2018

20 febbraio 2018

foto di Marco Sferini

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