La più bella Savona: un grande corteo antifascista e antirazzista

A tutta liberta! Così si potrebbe sintetizzare la bella e grande manifestazione antifascista che ieri, 14 ottobre 2017, si è mossa sul percorso classico del corteo del Primo Maggio a Savona.
Più di 1.500 persone si sono ritrovate in piazza Sisto IV e da lì hanno costruito il lungo serpentone che ha ridato alla città della Torretta un ossigeno che mancava da tempo: quello della piena libertà anzitutto di espressione, di manifestazione e di partecipazione, per riaffermare proprio che una Città Medaglia d’Oro al Valor Militare per la Resistenza non può dimenticare la sua storia, tutte le donne e tutti gli uomini che sono morti per regalarci una vita degna di essere vissuta.
Un lungo corteo, dunque, composto da moltissime sigle e da tanti cittadini singoli: dall’ANPI al Rude Club, da Rifondazione Comunista a Possibile, da Mdp al Partito Comunista dei Lavoratori, dagli anarchici alle associazioni dei migranti, da Emergency agli antifascisti imperiesi, con una cornice di centinaia e centinaia di persone con al seguito bambini, giovani, tanti giovani… Veramente tanti.
Ciascuno ha partecipato liberamente, con le proprie bandiere, i propri striscioni, volantini; ogni spezzone del corteo antifascista ha cantato sia canzoni della Resistenza sia quelle del movimento operaio perché ieri, per una volta, è stata la libera organizzazione di un gruppo di giovani a rendere concreta una proposta politica che ha unito chi si è riconosciuto nei valori della lotta antifascista di ieri unita a quella di oggi.
Perché il fascismo è morto nei suoi aspetti esteriori, nella sua iconografia classica (e nemmeno tanto se si guardano i santuari di Predappio e di altre zone del Paese dedicati tanto al dittatore quanto ai suoi soldati di Salò celebrati da alcuni come martiri di una patria che era tutta in mano ai nazisti…) ma sopravvive nella tentazione, tutta ammantata di una mal celata ambiguità, di far adeguare progressivamente i cittadini ad un clima di contrapposizione tra sfruttati, tra poveri, tra lavoratori autoctoni e lavoratori migranti.
La logica securitaria fa poi il resto: chi può mai essere il nemico del povero nel regime del mercato capitalistico? Forse il padrone? Giammai! E’ sempre un povero, magari con la pelle scura rispetto alla nostra, magari proveniente da altri paesi che non sono comuni d’Italia.
Ecco che l’assunto che vorrebbe dimostrare che antifascismo e antirazzismo sono argomenti separabili è già smontato da queste poche righe: ogni battaglia di libertà, che la espande e che estende i diritti sociali e civili, è battaglia contro la tentazione sempre presente di comprimere gli spazi di agibilità del sociale, della politica, della cultura.
La crisi culturale di una società, intesa come depauperamento e consunzione dei valori di uguaglianza, comunità e solidarietà, avanza anche senza essere spinta nella lotta tra i poveri dalle dinamiche economiche capitalistiche.
E ciò avviene quando non ci si accorge delle mutazioni genetiche che le forze politiche attuano consapevolmente e che inconsapevoli rimangono soltanto per la “base”. In particolare per le iscritte e gli iscritti ad un partito.
Chiamare ancora “sinistra” ciò che è ormai un solido elemento di difesa dei valori della destra di mercato, dei poteri economici forti, anzi fortissimi, è qualcosa di più della miopia politica. E’ cretinismo antipolitico, svilimento della morale singola dell’individuo che vota una destra e si proclama magari “comunista”.
E’ una idiosincrasia nemmeno subìta, nemmeno patita: una sindrome di Stoccolma, verrebbe meglio definirla.
Liberatevene riconoscendola. Riconoscetevi nella libertà. Ancora una volta.
Perciò, ieri, per le vie di Savona hanno camminato uniti uomini e donne liberi di manifestare e manifestarsi senza i penosi accorgimenti di chi, tante volte, ha oscurato la presenza ad esempio delle “bandiere di partito”, perché erano divisive secondo costoro, oltrepassando i valori costituzionali, facendosi mosche cocchiere di princìpi altrui, di un odio per la politica alimentato anche da queste forme di discriminazione dei colori, delle insegne, delle identità.
Ieri, nonostante l’assenza di quelle che erano le sigle “storiche” che organizzavano i cortei, una nuova generazione di savonesi si è ripresa, riconquistandoselo, il diritto di esprimersi e di lottare per valori che non sono condivisibili con chi scrive decreti governativi che vanno contro i più elementari fondamenti di una democrazia.
Ringraziamoci tutte e tutti per aver collaborato alla realizzazione della manifestazione. Ringraziamo soprattutto quei giovani che hanno sfidato i “mostri sacri” della politica cittadina, facendo cadere la maschera del mostrarsi “antifascisti” e del condividere poi le misure dei decreti Minniti-Orlando.
La nostra piazza naturale è quella di ieri: della piena libertà di espressione, di condivisione di spazi, luoghi e lotte per cui non è possibile più accettare di nascondersi dietro un neutralismo di facciata.

MARCO SFERINI

15 ottobre 2017

foto di Marco Sferini

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