Il pesto con il basilico canadese? No grazie! NO CETA!

I territori e i cittadini subiscono, con sempre maggiore frequenza, scelte che possono sembrare distanti, con sigle ai più incomprensibili, ma che nella realtà vanno ad influire pesantemente nel nostro vivere quotidiano. Uno dei terreni meno approfonditi e volutamente meno discussi è quello degli accordi commerciali.

Fermato, almeno per il momento, il TTIP l’accordo tra USA e UE fortemente voluto dall’allora Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in queste settimane è in discussione il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”) ovvero il trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea. Un accordo che, se approvato, interverrà sulle regole ossia sugli standard di prodotto e di processo, che spesso e volentieri difendono la nostra sicurezza e la nostra salute. Il CETA andrebbe in un sol colpo a colpire lavoratori, produttori e cittadini.

I lavoratori poiché il Canada non ha ratificato diverse convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e quindi la concorrenza avverebbe non sulla qualità dei prodotti, ma una volta di più sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori.

I produttori poiché il CETA colpisce direttamente il nostro “Made in Italy” agro-alimentare. All’Italia, infatti, verrebbero riconosciute appena 41 indicazioni geografiche, a fronte di 288 Dop e Igp registrate, con conseguente rinuncia alla tutela delle restanti 247, oltre al sostanziale occultamento delle informazioni sull’origine dei prodotti a vantaggio dell’Italian sounding, ossia il via libera all’uso di libere traduzioni dei nomi dei prodotti tricolori – un esempio è il Parmesan – e alla possibilità di usare le espressioni “tipo, stile o imitazione”. Anche il nostro territorio verrebbe penalizzato basti pensare alle nostre eccellenze riconosciute Dop e Igp quali le Acciughe sotto sale del Mar Ligure, il Basilico Genovese, l’olio Riviera Ligure, i Vitelloni Piemontesi della coscia che verrebbero stritolate dal CETA. Io il pesto col basilico canadese non lo vorrei fare.

I cittadini poiché il trattato legalizza di fatto la pirateria alimentare, prodotti scadenti e senza controllo che finirebbero sulle nostre tavole.

Negli ultimi mesi molte regioni, tra queste Liguria (grazie alla mozione presentata da Gianni Pastorino), Veneto, Lombardia, Valle d’Aosta, e molti comuni, ultimi in ordine di tempo Roma, Bologna, Pisa e La Spezia, hanno preso posizione contro il CETA contribuendo alla non ratifica del trattato in queste settimane all’attenzione del Senato della Repubblica.

Per queste ragioni ho depositato anche in Comune a Savona una mozione per chiedere un impegno a Ilaria Caprioglio e alla sua Giunta contro questo ennesimo scempio. Il CETA non deve essere ratificato dal parlamento italiano e va riaperta una discussione in Europa su come si può accompagnare con le regole adatte un commercio libero e giusto senza danneggiare l’occupazione, l’ambiente, i diritti.

MARCO RAVERA
Capogruppo “Rete a Sinistra – Savona che vorrei”

6 ottobre 2017

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