Una mattina mi son svegliato…

La nostra provincia ha grossi problemi di lavoro, per usare un eufemismo, al punto di essere stata individuata dal Ministero competente come “area di crisi complessa”; rischia di subire la privatizzazione di due ospedali su quattro; ha irrisolti vertenze ambientali; ha infiltrazioni mafiose nel tessuto produttivo; ha servizi sociali al minimo storico; ha di fatto aperta la caccia al “migrante” in una nazione che di migranti ne ha avuti parecchi, ma pare che l’unico problema sia l’intitolazione di una targa a Noli ad una ragazzina uccisa poco dopo la guerra, su cui ricordi e testimonianze sono profondamente diversi.
Un’intitolazione, sia chiaro, che nasconde goffamente una gran voglia di riscrivere la storia. Rispolverando un vecchio proverbio cinese potremmo dire “Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito”.
A me pertanto non interessa “il dito”, il singolo caso, ma “la luna”, ovvero la riscrizione della storia.
All’inizio fu l’ex Presidente della Camera Luciano Violante che elogiò i repubblichini di Salò, quindi il giornalista Gianpaolo Pansa che utilizzò singoli episodi avvenuti negli anni della Resistenza per equiparare carnefici e vittime, fascisti e partigiani.
Poi fu il turno delle foibe usate con lo stesso spirito, non in un’ottica storica, ma con bassi intenti politici, non casualmente la legge che istituisce la cosiddetta “Giornata del ricordo” vede come primi firmatari Roberto Menia (oggi vice Segretario del Movimento Nazionale per la Sovranità, non certo dei progressisti) e Ignazio La Russa che ha meno bisogno di presentazioni, ma che si prodigava e si prodiga ancora in “saluti romani”.
Il punto per me è proprio questo. Nel nostro Paese non c’è una storia condivisa (basti leggere i commenti sui social network). È così, ad esempio, in Francia per la Rivoluzione Francese o in Germania che ebbe un processo di “denazificazione” volto a liberare da ogni rimasuglio dell’ideologia nazionalsocialista la società, la cultura, la stampa, l’economia, la giustizia e la politica.
Non è purtroppo così in Italia per la lotta per la liberazione dal nazifascismo. Per la Resistenza. In questo paese ci sono ancora nostalgici del regime e persone che ignorano, volutamente o meno, il ruolo determinante che ebbero i partigiani, tra cui molti comuniste e comunisti, nella Liberazione e nella costruzione della Repubblica “fondata sul lavoro” e nello scrivere una delle più evolute costituzioni del mondo.
Per comprendere meglio faccio un semplice paragone: in Italia la nipote di Mussolini, nostalgica del nonno, siede comodamente in Parlamento, in Germania i nipoti di Hitler hanno deciso autonomamente di non avere figli per porre fine alla “dinastia”.
Fino a quando non ci sarà, anche in Italia, una storia e una memoria condivisa, l’esaltazione di ogni singolo episodio avvenuto, è sempre bene ricordarlo, in anni di guerra, non è finalizzato al ricordo, ma è teso a riscrivere la storia.
Solo quando anche La Russa e soci capiranno che il fascismo è stato il male assoluto, come sancito dalla nostra Costituzione, sarò disponibile a parlare di singoli casi.

MARCO RAVERA
Consigliere comunale “Rete a Sinistra – Savona che vorrei”

16 settembre 2017

in foto: Monumento ai Martiri della Libertà (piazza Martiri della Libertà, Savona)

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