Ogni anno torna il “caso Ghersi”. Anpi e Rifondazione contro lo stravolgimento della storia

Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’ Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, chè di queste non ce ne sono.

ITALO CALVINO

Apriamo con un pensiero di Italo Calvino questa pagina di commenti e prese di posizione contro l’ennesimo tentativo di riscrittura della storia, di stravolgimento dei fatti, di fascistizzazione della Resistenza, provando a farne un insieme di truculenti episodi per separare il valore morale, civile e storico di un movimento di liberazione che ha sconfitto nazisti e fascisti in Italia dal 1943 al 1945 e che, prima ancora, ha lottato dai luoghi dell’esilio e del confino per riportare in Italia la libertà costituzionale, per far rinascere il Paese devastato da un ventennio di dittatura spietata e da una guerra che ha trascinato con sé tutti gli orrori tipici di un conflitto.
Non si può pensare di rivalutare la memoria di una persona facendone uno stereotipo anatemizzante. E’ umiliante due volte: per la verità dei fatti e per la persona in questione che si vorrebbe riabilitare non si sa bene da cosa.
Un pericoloso vento di anti-cultura di destra soffia su un Paese frammentato, impoverito all’inverosibile, dove i potenti e i governi tentano di generare la guerra tra simili, tra indigenti, poveri, precari, disoccupati per evitare che si consolidi una coscienza di classe che parta anche dalla memoria storica, dalla consapevolezza che le fondamenta della libertà, della Costituzione, quindi, della Repubblica sono nell’antifascismo come fenomeno certamente del passato ma come espressione etico-politica e sociale del presente.
Per questo pensiamo che sia utile parlare e non stare zitti. Replicare e non ignorare provocazioni volte a cercare quella impossibile condivisione della memoria che vorrebbe dire stralcio della Carta del 1948.
Per questo vi proponiamo la lettura dei due comunicati scritti dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Savona e dal Segretario provinciale di Rifondazione Comunista Fabrizio Ferraro.

RED.

14 settembre 2017


IL COMUNICATO DELL’ANPI

L’ANPI provinciale di Savona ribadisce la propria contrarietà al progetto dell’Amministrazione Comunale di Noli di erigere un cippo in memoria della Brigatista Nera Giuseppina Ghersi.

La pietà per una giovane vita violata e stroncata non allontana la sua responsabilità per la scelta di schierarsi ed operare con accanimento a fianco degli aguzzini fascisti e nazisti che tante sofferenze e tanti lutti hanno portato anche nella Città di Savona e nella provincia.

Il fascismo è stato il male maggiore che il nostro Paese ha subito.

Migliaia di cittadini che si opponevano al fascismo furono costretti all’esilio o, senza rispetto per il Diritto, mandati in prigione o al confino, centinaia di loro vennero uccisi dai sicari fascisti.

Un intero popolo patì enormi sofferenze per le libertà negate, per una guerra atroce fatta di fame e bombardamenti, di distruzioni e di morti; centinaia di migliaia di giovani italiani vennero mandati a combattere e a morire contro popoli e nazioni che non costituivano alcuna minaccia per l’Italia.

Negli ultimi venti mesi di guerra poi, l’asservimento dei fascisti ai tedeschi comportò la partecipazione a massacri e a deportazioni di migliaia di civili e di antifascisti nei campi di sterminio.

Inoltre le Brigate Nere e i San Marco, anche senza la partecipazione dei tedeschi, si resero responsabili di numerose stragi a Savona e provincia; (notizie più precise sulle stragi naziste e fasciste – a Savona e altrove – si possono trovare sul sito web www.straginazifasciste.it).

Solo la presenza del Comitato di Liberazione Nazionale e dei Comandi Partigiani riuscì ad impedire che la Liberazione si trasformasse in un massacro e infatti pochi furono i casi di giustizia sommaria – che giustizia non è – ma che furono il risultato dell’odio seminato con le atrocità compiute dai fascisti e dai nazisti.

E’ in quel contesto storico che avviene la violazione e l’uccisione di Giuseppina Ghersi.

E se qualcuno vuole fare davvero qualcosa per la sua memoria dovrebbe vigilare ed agire per impedire che il fascismo risollevi la testa, come invece sta accadendo in questi tempi in cui organizzazioni neofasciste e razziste operano seminando ancora odio in Italia ed in Europa.

La pacificazione, che si dice voler raggiungere, è già stata offerta – e continua ad esserlo – dalla vittoria della Resistenza e dall’affermazione di questa Costituzione interamente antifascista.

LA SEGRETERIA E LA PRESIDENZA PROVINCIALE DELL’ANPI DI SAVONA

Savona, 14 settembre 2017


IL COMUNICATO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

La questione legata alla giovane Giuseppina Ghersi, in un modo o nell’altro, emerge ogni anno nel dibattito storico del savonese.

Il cippo che verrà dedicato alla sua memoria dal comune di Noli, tra l’altro in una piazza intitolata ai fratelli Rosselli vittime del regime fascista, non mi trova d’accordo, così come non trova d’accordo il Partito della Rifondazione Comunista.

Oggi, a distanza di più di 70 anni dalla conclusione del più grande conflitto della storia, certe situazioni possono sembrare incomprensibili, e forse l’uccisione della Ghersi poteva pure essere evitata considerando i suoi 13 anni. Eppure dimenticare il contesto storico all’interno del quale questa vicenda è avvenuta diventa un clamoroso errore.

In questi anni si sta facendo passare l’idea che la Ghersi fosse una bambina innocente uccisa dai partigiani senza un perché.

Persone e voci importanti della Resistenza savonese, come per esempio quella di Vanna Vaccani Artioli, hanno testimoniato direttamente a noi come la Ghersi circolasse sempre armata e fosse una delatrice per le Brigate nere di Salò, causando con il suo comportamento l’omicidio di molti partigiani.

Lasciando al privato la commemorazione dei defunti, ci uniamo alla protesta ufficiale dell’Anpi Savona, perché la Storia, anche a distanza di tanti decenni, non può essere riscritta.

FABRIZIO FERRARO
Segretario provinciale Rifondazione Comunista – Savona

14 settembre 2017

in foto: Giuseppina Ghersi

4 commenti

  1. admin

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    Non esiste nessuna verità storiograficamente (che è ancora differente dalla semplice e pur importante verità storica) accertabile sulle violenze fatte a Giuseppina Ghersi.
    Non esiste nessuna certezza sui suoi aggressori. E, ciò detto, nessuna violenza o tortura è mai accettabile e non perché è una norma a dirlo, ma perché l’essenza umana dovrebbe essere fondamento di un etica di rispetto universale del singolo che fa parte di un villaggio globale unico.
    E’ stato un errore accettare la versione del “sentito dire”, dell’osservare la storia come da un buco di una serratura trascurando la visione complessiva degli eventi: il contesto non può mai essere separato dagli attori che lo vivono.
    La guerra è immoralità per antonomasia, o per lo meno dovrebbe esserlo: si può giudicare moralmente una assoluta immoralità? Se per definizione è immorale, significa che tutto ciò che si trascina dietro ha un retrogusto di orrorifico, di terribile, di detestabile.
    Ma è innegabile sul piano politico e storico che c’era chi combatteva per farla finire e tornare alla pace e alla libertà quanto meno “costituzionale” pre-fascista e chi, invece, combatteva per allungarne i tempi, per procrastinare l’agonia delle popolazioni e per affermare un’etica secondo cui esistevano razze superiori e popoli inferiori, suprematismi che sono stati il punto di partenza di stragi mai viste in Italia.
    Gli storici sapranno dare non una versione dei fatti ma descrivere compiutamente ciò che avvenne.

  2. Chiara

    Purtroppo oggi non siamo ancora in grado di avere un’obiettività storica a riguardo, è troppo presto. Ma quella era una guerriglia. E a tredici anni si è ancora dei bambini. Fu il risultato odioso di un ventennio di dittatura insensata. Non capirò mai perché i movimenti neofascisti, così come quelli di estrema sinistra che nel mondo hanno prodotto tanti danni, non siano vietati dalla legge.

  3. Chiara

    Quel tributo, probabilmente, non vuole celebrare la Ghersi, ma solo ricordare la follia istauratasi a quel tempo. Quando Savona venne presa dai partigiani, le esecuzioni sommarie furono davvero tante (e riguardarono anche molte persone innocenti) perché in un clima del genere, dove il ricorso alla violenza era diventato necessario per difendersi dal delirio fascista, non si era in grado di garantire la sicurezza.

  4. Danila

    insisto a pensare che le nostre leggi non considerano imputabile una ragazzina di 13 anni, per cui non accetterò mai che si consideri lecito addirittura torturarla, violentarla e ucciderla.
    Girava armata? ammettiamolo. La guerra era finita? sì. E allora cosa è stata, se non un’atroce vendetta? Dovevano processarla, se era colpevole.

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