“Ma che c’avrete da festeggia’?!”. E io ve lo spiego…

Dopo tanti anni di feste, decenni e decenni, dopo tante bandiere sventolanti e poche lotte vinte, qualcuno si chiederà: “Ma che le fate a fa’ ‘ste feste? Ma che c’avrete da festeggia’?!”.
I romani mi perdoneranno questo uso improprio del loro tono dialettale tradotto in volgare lingua italiana, ma penso renda bene la domanda un po’ retorica ma anche tanto sensata.
Ma cosa avremo mai da festeggiare? Perché essere contenti? Di cosa?
Non sarebbe meglio, senza nemmeno battersi il petto, lamentarsi, inveire contro il governo (cosa che peraltro ci vantiamo di fare quotidianamente e con sensatezza di argomentazioni che, nel corso di trent’anni di vita di Rifondazione Comunista poi e di PCI e Democrazia proletaria prima, si sono rivelate tutte vere e concretamente realizzabili per il miglioramento delle condizioni di esistenza dei più deboli di questa società, dei meno tutelati, dei più disagiati ed esposti alle intemperie di chi accumula grandi ricchezze grazie a grandi privilegi) e, quindi, stare a guardare passare in riva il fiume le spoglie decrepite del liberismo e del capitalismo?
Non sarebbe meglio, piuttosto che essere allegri, consegnare le nostre giornate all’incazzatura permanente, all’odio reciproco, al sospetto che chi non è come noi è un pericolo?
Viviamo in uno stato di eccezione permanente, dove l’egoismo domina sulla ricerca della solidarietà, dove il particolariso prevale sul collettivismo, dove l’interesse privato troneggia su quello pubblico, sulla Repubblica stessa.
E allora, tornando alla domanda di cui all’inizio, voi però vi continuerete a chiedere: “Ma che le fate a fa’ ‘ste feste? Ma che c’avrete da festeggia’?!”.
Ve lo spiego subito: noi comuniste e comunisti non possiamo rassegnarci. Non possiamo soprattutto abbandonarci alla tristezza. La perdita del sorriso è fine della vita. Avete mai visto un cadavere ridere? Al massimo accenna un sorriso che altri gli dipingono sul viso.
I nostri sorrisi sono invece spontanei, veri, sinceri. Credeteci: siamo romantici e per questo, come sosteneva bene Antonio Gramsci, siamo per definizione “rivoluzionari”, perché la rivoluzione non è soltanto rompere con gli schemi del passato nel trasformare il presente e cambiare radicalmente la società. La rivoluzione è anche mantenere in vita una forza comunista come Rifondazione che non si arrende a quella “inevitabile” sconfitta storica della sinistra in Italia che tutti definiscono come un fatto contingente, dettato da chissà quali cause irremovibili.
Ed invece tutto è ricomponibile, riassestabile e riconducibile sul binario della ricostruzione proprio dell’alternativa di sinistra (quella vera, non quella accennata per dare vita a forme fraudolente e scomposte di un centrosinistra di nuovo modello che sarebbe dipendente dal grande azionista di massa di Palazzo Chigi): Rifondazione Comunista ride, si diverte a Zinola anche questo anno, con l’aiuto preziosissimo di una serie di volontari vecchi, giovani, di mezza età, che parlano tra loro, che si incontrano in questi dodici giorni e che costruiscono insieme anche altre feste come quella della Società di Cantagalletto che seguirà la nostra per quattro giorni.
Quindi saremo allegri, proveremo ad essere pure spensierati nonostante la grande mole di lavoro volontario (vi prego di tenerne conto: volontario) che consentirà a Rifondazione Comunista di fare politica per altri anni ancora con questa forma di autofinanziamento che è la RifondaFesta oggi, che era la Festa di Liberazione prima.
Noi non abbiamo banche, finanziatori più o meno occulti e nemmeno santi in paradiso. Non abbiamo televisioni, radio, solo qualche sito Internet curato (volontariamente) da chi ha imparato tra noi l’arte dell’informatica applicata.
E’ questa la nostra forza: diventare qualcosa dal niente, evolvere al molto dal qualcosa e auspicare di tornare ad essere il tanto dal molto, per difendere nuovamente con grande energia il lavoro e il non-lavoro. Disoccupati, precari, pensionati, studenti, malati, tutti coloro che vivono nell’indigenza a causa di mille problematiche generate dal sistema in cui vivono e viviamo: un sistema che consente all’1% della popolazione italiana di avere nelle sue mani il 22% della ricchezza.
Questo vuol dire che il restante 99% della popolazione italiana vive oggi con il 78% della ricchezza generata. Noterete, spero, che c’è una “leggerissima” discrepanza; insomma, c’è qualcosa che proprio non torna.
E noi, che “sempre allegri bisogna stare”, ecco perché facciamo festa: perché ai padroni, ai ricchi, a chi vive di rendite e privilegi e sfrutta il lavoro di centinaia di migliaia di altre persone che non sono proprietarie di niente se non delle loro braccia e delle loro menti, venga un poò di rabbia nel vedere che, nonostante tutto, non abbiamo perso la speranza e non siamo rassegnati. Ma siamo qui, nei giardini di Zinola per 12 e più giorni per fare festa, sotto le bandiere rosse, sotto quelle “belle bandiere” di cui scriveva Pasolini. Sotto l'”amore per l’uguaglianza”.
Senza l’odio, il sospetto, la paura di chi vive circondandosene e scrutando intorno a sé se incrocia un migrante o un povero evidentemente tale: brutti, sporchi e cattivi. Così eravamo dipinti una volta dalla propaganda avversaria.
Oggi provano ad ignorarci, ma se voi tutte e tutti saprete tornare romanticamente al sogno vero e concreto del cambiamento della società, quel sogno diventerà realtà perché, secondo un bellissimo adagio brasiliano: “Se si sogna da soli è solo un sogno, ma se si sogna insieme, beh, allora quella è la realtà che prende inizio, che cominica…”.
Buona festa, buona RifondaFesta, compagne e compagni, amiche ed amici, cittadine e cittidini di Zinola, Savona e del mondo intero!

MARCO SFERINI
Responsabile RifondaFesta 2017

5 agosto 2017

foto: Marco Sferini

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