Tribuna congressuale :: Rifondazione e Quarto polo, due necessità ineludibili

E’ necessario che il X Congresso nazionale formuli una chiara linea politica: la costruzione dell’alternativa di sinistra a questa politica italiana fatta di tre destre passa per il rilancio del progetto (minuscolo grammaticalmente parlando, maiuscolo politicamente) della riproposizione, quindi della rifondazione, del comunismo come movimento, come sponda culturale, come approccio sia teorico che pratico verso una formulazione di nuove coscienze di classe.
Servirebbe anche leggere Marx per ottenere tutto questo, ma sarebbe già sufficiente conoscere i fondamenti di un progetto politico attuale che rimetta in campo l’opposizione come elemento fortemente rifondativo di tutto ciò.
Senza la ricaratterizzazione dei comunisti come forza di opposizione, quindi di netta alternativa a tutte le altre forze politiche presenti in campo, non può esservi nessuna crescita politica perché non può nascere nuovamente alcuna percezione di alterità dei comunisti rispetto all’omologazione regnante tra le altre forze che oggi sono sia maggioranza sia opposizione nel Parlamento e nel Paese.
L’opposizione comunista deve diventare il nuovo binomio che si accompagni alla “rifondazione comunista” stessa. Senza questa rimodulazione sia del pensiero che della pratica, sia della teoria che dell’attività di partito (e di movimento più generale e vastamente inteso), la ricostruzione della sinistra finirà per essere un tentativo di accedere ancora una volta alla “governabilità” del sistema, al “temperamento” degli eccessi del liberismo.
Il binomio antico formato da “autonomia e unità” è ancora utile a definire un rapporto tra Rifondazione Comunista e l’esterno politico che le è immediatamente vicino. Ma questa esternità deve essere concepita come luogo non di cessione della sovranità del Partito per meri fini elettorali, quanto più per ricostruire un tessuto politico e sociale dove i comunisti abbiano un ruolo che punti comunque, nel rispetto delle singole soggettività, ad esercitare una egemonia culturale e, pertanto, anche politica.
Nessuna prevaricazione, ma la competizione sana tra differenti proposte politiche dentro una coalizione di sinistra di alternativa dove la propria impostazione può prevalere a volte su determinati temi rispetto ad altri. Questa è una ricerca dell’egemonia che fa crescere tanto nel momento unitario quanto come partito comunista nelle sue funzioni più “di movimento” all’interno della società frammentata, disarmonica e tutta protesa all’abbraccio del semplicismo populista nella volontà di risoluzione dei problemi contingenti.
Nei documenti congressuali si può riscontrare una grande affinità sugli elementi “fondamentali” e fondanti il nostro Partito: forse mai nella storia del PRC due analisi politiche sono state così vicine, escludendo la parte che il secondo documento imposta sulla critica gestionale del Partito che sembra messa lì proprio per avere un ché di differente, di alternativo da mostrare alle compagne e ai compagni.
Al di là delle vicende che hanno condotto alla formulazione di due documenti (comunque contrapposti), rifiuto l’idea che il congresso possa essere impostato soprattutto sulla personalizzazione e che circolino in rete pubblicità prodotte da circoli e federazioni che invitano a stare con Tizio o Caio piuttosto che con Sempronio.
Tutto ciò uccide non solo la ragione politica dello svolgimento del X Congresso (e del congresso stesso come momento alto della formulazione della proposta dei comunisti per provare a cambiare la società partendo proprio dalle persone!), ma annienta lo spirito che dovrebbe animare la dialettica: il sereno confronto tra tesi diverse, tra opinioni che sono incarnate da persone, ma che non può trascendere nella contrapposizione tra tifoserie dell’una o dell’altra parte.
Per questo, penso, dopo una attenta riflessione che il documento 1 sia più permeabile alla coniugazione di esigenze plurali che devono caratterizzare lo spirito di rilancio del Partito parallelamente ad una ricerca dell’unità delle forze della sinistra di alternativa. Ma non basta.
Per questo apprezzo la critica propositiva espressa, tra gli altri, dal compagno Dino Greco nella tesi B riferita al capitolo 7 del documento 1, sul carattere culturale e politico del Partito stesso, e ritengo possa entrare a far parte del documento 1, dando così a Rifondazione una linea politica omogenea nella proposta di rilancio della “comunisticità” del PRC senza dimenticare il ruolo di propulsore per un “quarto polo” come elemento riconoscibile della differenza politica in mezzo a tanti declamatori di finte sinistre.
Il comunismo non può essere solo una scritta in un simbolo, un simbolo da adorare, altrimenti finisce con il diventare un feticcio e niente più. Il comunismo nostro deve rifarsi a quella voglia di massa che aveva Rosa Luxemburg quando fondò la Lega di Spartaco, per un riscatto morale, civile e sociale di un proletariato che viene sempre tentato dalle lusinghe del riformismo, dalle tentazioni della compromissione e dell’accondiscendenza con il sistema che lo tiene, così, sagacemente a bada.
Il nostro comunismo è quel Socialismo del XXI secolo richiamato nel titolo del primo documento, dove si guarda alla crisi del Nord del mondo e alla voglia di alternativa del Sud del medesimo mondo, dell’America Latina, della resistenza delle ultime esperienze socialiste del secolo scorso escluse quelle degenerate in autoritarismi privi di qualunque connotazione libertaria.
Creiamo le basi per un X Congresso vero, senza compagne e compagni da innalzare o da schiacciare. Un confronto aspro ma sereno. Siamo comuniste e comunisti che conoscono questa arte della dialettica, questa capacità di unire radicalità e unità. Siamo una comunità di cui l’Italia ha bisogno, anche se crede il contrario. Non aiutiamo i nostri avversari a darsi ragione. Proviamo ad essere fieri della nostra esistenza, della resistenza che abbiamo esercitato e tuttora esercitiamo nel mantenerci tali in mezzo ad una contrarietà totalizzante.
Le parole di Bianca Bracci Torsi mi martellano il cervello, soprattutto in questi frangenti…: “Proprio nel momento della difficoltà è un crimine abbandonare la lotta. Nel momento in cui si è assediati da tutte le parti, andarsene diventa tradimento. Anche perché sono momenti in cui bisogna ricominciare daccapo e non c’è nessun altro che fa ciò che spetta a noi comunisti fare. E quindi bisogna farlo noi, tutti insieme.“.
Tutti insieme, capito?

MARCO SFERINI
Presidente Commissione provinciale per il Congresso – Savona
Segreteria provinciale PRC – Savona

4 febbraio 2017

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