Unire le lotte senza perdere l’identità

A partire dal voto delle regionali, la sinistra ligure è stata ‘eletta’ a laboratorio politico per tutta Italia, e crediamo di dover rispondere positivamente a questa aspettativa avviando un doveroso dibattito interno ed esterno a tutti i movimenti che si sono riconosciuti nel progetto di Rete a Sinistra.
Il progetto di Rete a Sinistra e il suo seppur modesto successo ha messo in luce ciò che tanti di noi militanti e cittadini abbiamo capito e vissuto nel quotidiano della campagna elettorale, il bisogno di una sinistra forte e capace di dare risposte diverse, nel merito e nel metodo a quelle che il governo e le altre forze hanno dato. Potremmo, e sicuramente non mancheranno le occasioni, analizzare più profondamente tutti i dati e vivisezionare ogni singolo risultato elettorale, ma crediamo che l’urgenza dei tempi necessiti soprattutto rapidità di scelte per quel che riguarda il nostro agire. Oltre alla Rete a sinistra anche altri soggetti hanno compreso questa necessità e si sta delineando con sempre maggior forza un desiderio di cambiamento del nostro sistema politico.
Cambiamento che ha come elemento centrale il ritorno di un blocco sociale che in passato veniva riconosciuto nella classe operaia e che adesso ha assunto una forma più liquida e indefinita ma che parte dai salariati e arriva a tutta l’inedita platea dei precari, dei sotto impiegati, dei disoccupati. Questo processo non è di per se inedito, visto che già in Grecia e in Spagna ha prodotto forze che sono diventate di governo, di fatto Syriza e Podemos hanno concretizzato queste pulsioni. Ma in Italia gli stessi problemi non hanno trovato una risposta, chiusi, come siamo stati in questi anni, prima da un antagonismo al Berlusconismo e poi dalla rincorsa del PD al potere fine a se stesso.
Ora in molti hanno chiaro che le risposte agli interrogativi del nostro tempo non arriveranno da Partiti verticistici e di marketing, ma possono venire da un movimento che dal basso, riesca ad organizzarsi, anche con il contributo essenziale e ineludibile dei partiti della nostra sinistra polverizzata. In questo processo abbiamo, come particolarità tutta italiana, una via da seguire che è stata tracciata dalla Resistenza e dal suo frutto migliore, la Costituzione.

Il nostro compito è porci come motore aggregante, che in questa fase deve diffondere il concetto di partecipazione diretta nella vita quotidiana per ridare alla Politica il suo significato più vero e più alto. Dobbiamo ritornare ad una militanza antica, ma armati di strumenti moderni, una militanza che nasca dal nostro quotidiano di cittadini e lavoratori e che sia capace di portare il nuovo linguaggio e la nuova realtà nelle aule delle istituzioni, aprendo le nostre ‘Case’ a tutti i cittadini e alle loro istanze.

Per questo unificare le sinistre e le nostre lotte deve essere una priorità, senza con questo però perdere le nostre identità, valori e ideali, ma mettendoli semmai in condivisione. In questo tentativo dobbiamo soprattutto guardarci dal non creare un contenitore pieno di sigle e nomi che alla prima occasione ricomincino con le solite litigiosità faziose, ma bensì allargare la platea del dibattito a tutti quei soggetti che il risultato elettorale sembra aver avvicinato alle nostre posizioni. Per fare questo sicuramente dobbiamo abbandonare i personalismi e le diatribe che hanno fatto diventare la sinistra una palude indefinita di piccoli aristocratici del pensiero incapaci di dare una risposta semplice e unitaria alle pur semplici domande che la gente ci pone tutti i giorni nelle strade, sugli autobus o nei negozi.

Inoltre, secondo noi, è il grande mare dell’astensionismo che ci pone il problema più grande. E’ in quel mare che sono persi i cittadini e i lavoratori che non hanno risposta. Tentare di ‘rubare’ voti al cosiddetto centro-sinistra o alla Lega o al M5S è solo perdere tempo dietro a un gioco a cui si queste formazioni si sono aggrappate per non dover rispondere ai veri problemi, limitandosi a rinfacciarsi le debolezze a vicenda e nascondendo i gruppi di potere che rappresentano, esprimendo un concetto ambiguo di cosa sia la democrazia, fatta solo di carri dei vincitori e richiami ad una moralità neo-puritana.

RIFONDAZIONE COMUNISTA
CIRCOLO “XXV APRILE – ANTONIO GRAMSCI” – VADO LIGURE / QUILIANO

17 luglio 2015

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