Ciao Alvaro, l’avventura continua. Anche grazie a te

Speravo di non dover più scrivere in memoria di compagne e compagni scomparsi per quest’anno. Già troppe volte m’è toccato farlo e ogni volta è, credetemi, un compito difficile che mi assumo perché, mi dicono, “tu scrivi bene”.  Sarà, ma preferirei scrivere polemicamente su qualche tema del giorno, nazionale o locale che sia.
Invece devo salutare un altro compagno che ha fatto la storia di Rifondazione Comunista e, prima ancora, ha partecipato da militante, dirigente e rappresentante nelle istituzioni alla grande storia del Partito Comunista Italiano.
Alvaro Leoni ci ha lasciato ieri, dopo una lunga malattia. Poche settimane fa, sapendo della riunione del Comitato politico federale che aveva per tema l’analisi del voto regionale, aveva scritto una lettera diretta al “parlamentino” provinciale del Partito. La riporto interamente, perché credo che gli farebbe piacere condividerla con tutte e tutti voi:

“L’episodio recente dei due soldati giapponesi ancora asserragliati in un atollo sperduto per difenderlo dagli attacchi americani del 1945 mi ha ricordato la situazione di due compagni impegnati a Cairo Montenotte per mantenere la presenza di un presidio in loco denominato Circolo Bella Ciao.
In quel circolo, alcuni anni fa, eravamo 56… Ci siamo accorti che qualcosa non va?
Troveremo nei prossimi anni altri 20 Pastorino, uno per regione, per avere un diritto di presenza nelle istituzioni?
Io credo che ognuno è libero di fare quello che vuole: ad esempio c’è un gruppo di ebrei ortodossi che aspetta il ritorno del profeta Elia per edificare l’altare del tempio di Gerusalemme profanato dai Seleucidi circa cinque secoli prima di Cristo; ci sono anche, più vicini a noi, i compagni di Lotta Comunista che aspettano la rivoluzione non si sa bene dove e quando.
Entrambi gli atteggiamenti non sono tuttavia da confondere con l’azione politica che riguarda la soluzione dei problemi specifici di tutti i giorni avendo le forze sufficienti almeno per provarci. Se esaminiamo quanto è successo negli ultimi anni non mi sembra che ciò sia accaduto se non in maniera marginale.
Il nostro partito porta il “fardello” del nome “comunista” che è stato, a torto, escluso da gran parte dei cittadini; ricorda i tempi di Stalin e, più recentemente, di quelli che vogliono togliere la casa a due pensionati per farne un bene collettivo. Opinioni farneticanti ma tant’è il mercato dei mezzi di comunicazione di massa è riuscito a far passare questo messaggio in numerose famiglie. Sarebbe il caso di cambiare il nome mantenendo ad esempio il concetto di un rinnovamento sociale?
La classe dirigente non è più adeguata; voglio bene al segretario nazionale Ferrero perché oltre ad essere una persona pulita, riconosco in lui molte qualità incluse quelle della presenza alle trasmissioni televisive (quando lo invitano). Tutta la segreteria nazionale è rappresentata da persone che si sono formate in altri tempi. Il segretario dovrebbe dare l’esempio: non faccio complimenti ma nel nostro federale vedo almeno due o tre persone che potrebbero accedere con successo al Nazionale. Hanno competenza, passione e molta più esperienza per esempio dei grillini che sono entrati in parlamento.
Per concludere, il programma: vogliamo parlare dei congressi e delle decine di pagine di revisione storica e dei progetti per molti dei quali c’è un titolo ma non c‘è una soluzione proposta agibile a giudicare dalla nostra forza contrattuale? Azzardo un tema: la solidarietà. Ci risponderanno che Cristo ne ha parlato per primo ma nei venti secoli trascorsi, i suoi seguaci non l’hanno mai praticata. Possiamo ricordare che dall’editto di Costantino la Chiesa si è sempre schierata a fianco o al di sopra del padrone? Infatti i re venivano incoronati dai papi e le terre diventavano proprietà dei ricchi proprio perché il Padreterno così aveva deciso per tramite dei suoi rappresentanti, i vescovi.
In pratica mi sento di proporre un programma di solidarietà sociale nel quale i pensionati, ad esempio quelli con reddito più alto accettino di cedere una parte del loro reddito ai pensionati con redditi da sopravvivenza. Io sarei il primo firmatario di una simile proposta pur essendo uno che dovrà dare anziché ricevere. Una cosa analoga dovrebbe avvenire per i lavoratori con reddito medio –alto a favore di quelli a reddito minimo o anche per assicurare una pensione degna di
questo nome per la generazione attuale dei giovani.
Come vedete in questo scritto c’è poca analisi (siamo abituati a disquisizioni molto più sottili) ed anche le proposte sono almeno formalmente molto criticabili. Ho scritto di getto quello che mi sentivo di dire sperando di aver gettato almeno un sasso nello stagno!
Saluti e buon lavoro a tutti voi.

Alvaro Leoni

12 Giugno 2015″.

Questo scriveva nemmeno un mese fa, con mente lucida e proiettandosi verso un futuro che comunque vedeva per la sinistra in un Paese come l’Italia dove tutto va contro le idee progressiste e la difesa vera del lavoro.
Alvaro Leoni era stato consigliere provinciale del PCI e poi, quando il grande partito venne avviato allo scioglimento, decise che anche in Val Bormida serviva una nuova casa delle comuniste e dei comunisti. E la costruì con compagni di strada come Adalberto Ricci, Stefano Ressia, Giorgio Magni.
Spesso in polemica con i settori “più radicali” del Partito, Alvaro era capace di lunghe analisi e di forti sintesi. Rifondazione Comunista per lui doveva tornare ad essere il motore di una sinistra unita, evolvendosi, magari facendolo in un modo che io stigmatizzavo, ma rimanendo sempre su un piano assolutamente pragmatico e conforme ai rapporti di forza esistenti.
All’ultimo congresso provinciale aveva rinnovato questo suo appello all’unità e al mantenimento dell’autonomia comunista.
Nella sua Val Bormida era da anni attivo nella costruzione di comitati per la difesa del diritto alla salute pubblica e ne aveva fatto una lotta trasversale, al di là delle bandiere, coinvolgendo i cittadini in un’opera di conoscenza e di acquisizione di una consapevolezza di certo non comune.
Amava leggere molto e, quindi, di conseguenza amava anche scrivere. “L’uomo e la montagna”, un libro quasi autobiografico, immerso in riflessioni di natura politica, religiosa, civile e civica, è stato il regalo che ha fatto a me e a Marco Ravera qualche anno fa.
Dopo aver letto il libro, ne avevo parlato con lui molto: era interessato alla critica e in questa vedeva non solo l’attenzione verso i suoi pensieri, ma lo specchio su cui riflettere le proprie opinioni nel confronto reciproco.
La scomparsa di Alvaro Leoni mi fa riprovare le sensazioni che ho avvertito poco tempo fa quando se ne è andata Nadia Ravera. Comprendo bene che è banale dirlo, ma mi mancherà molto il non sentire più le voci di queste compagne e questi compagni, non vedere più le loro espressioni che conoscevo bene.
Lo storico Circolo “Bella Ciao” di Cairo Montenotte oggi è un po’ più povero. Ma io sono certo che Alvaro non la vedrebbe così e vorrebbe che guardassimo all’imperscrutabile futuro che ci attende con l’entusiasmo proprio di chi, come lui, nel 1991 fondò Rifondazione Comunista.
Insomma, Alvaro, te lo prometto, te lo promettiamo: l’avventura continua. Anche grazie a te.

MARCO SFERINI

2 luglio 2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *